Quando piove, i corrieri di Gorillas infilano delle buste per il pane dentro le scarpe. Dal momento che l’app di consegne a domicilio gli fornisce mantelle impermeabili extralarge e pantaloni antipioggia in taglia unica, quello è l’unico modo per arginare l’acqua, spiega Anna Hicks, 27 anni. Tra l’altro gli accessori antipioggia distribuiti ai corrieri a volte non sono neanche in buone condizioni, aggiunge il suo collega Jakob Pomeranzev, 28 anni. Per proteggersi dal maltempo, i corrieri li rattoppano da soli. “Il nastro isolante è uno strumento davvero utile”.

Questo trattamento ha provocato le proteste di numerosi rider di Gorillas. Da giugno i lavoratori si danno appuntamento nelle strade di Berlino e spesso organizzano degli “scioperi selvaggi”: interrompono l’attività senza annunciarlo e a volte bloccano i magazzini che servono da basi logistiche per le consegne. È successo anche di recente: circa cento persone tra dipendenti e sostenitori hanno manifestato davanti alla sede centrale dell’azienda. In uno dei magazzini coinvolti, nel quartiere berlinese di Kreuzberg, accanto al classico slogan antagonista “no pasarán” i manifestanti avevano appeso anche uno striscione con le loro rivendicazioni. Al primo posto c’era “un pagamento equo per tutti i lavoratori”, ma tra i punti si leggeva anche “un equipaggiamento sicuro”.

L’azienda ha risposto con i licenziamenti. Circa 350 rider sono stati mandati a casa, ha detto un rappresentante del sindacato Ver.Di. Invece Gorillas sostiene che il numero dei licenziati è più basso, anche se non fornisce una cifra esatta, e per quanto riguarda gli scioperi un portavoce ha dichiarato: “I dirigenti di Gorillas sostengono il diritto dei lavoratori di scioperare secondo la legge. Gli scioperi selvaggi, tuttavia, non sono legali. Ora siamo costretti a far rispettare la legge”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha visto la lettera di licenziamento ricevuta da un corriere: “Con la presente interrompiamo, in via eccezionale senza preavviso, il rapporto di lavoro a causa di gravi motivazioni”.

Tutto qui. Nessun riferimento agli scioperi o ad altri motivi. Non è chiaro se questa procedura sia legale.

Il modello d’affari di Gorillas è facile da spiegare. I clienti ordinano attraverso l’app generi alimentari, bevande o perfino cibo per gatti, che l’azienda s’impegna a recapitare entro dieci minuti. I rider si occupano della consegna usando la bicicletta. Gli ordini sono assemblati nel loro zaino in piccoli magazzini, spesso ex negozi al dettaglio. A Berlino l’azienda ne possiede 22, ognuno con la sua squadra di rider. Il Gorillas workers collective (Gwc), il sindacato che ha coordinato le proteste, dice che i corrieri licenziati facevano parte di tre magazzini al centro degli scioperi. “Quasi tutti i dipendenti dei quartieri Bergmannkiez, Gesundbrunnen e Schöneberg sono stati mandati via”, ha fatto sapere il sindacato. Secondo il Gwc questi licenziamenti sono illegali.

Pomeranzev e Hicks hanno partecipato alle manifestazioni. Il punto più importante delle proteste, dicono, è la paga. In teoria, Gorillas paga 10,50 euro all’ora più le mance. Solo che i soldi non sempre arrivano. “Devi controllare la busta paga ogni mese”, dice Pomeranzev. Gorillas la invia tramite l’app, ma quello che appare sul telefono del rider in seguito può essere modificato dal personale amministrativo, sostiene Pomeranzev. “Se non fai uno screenshot, non puoi mai dimostrare di aver lavorato in determinati turni”. Alcuni corrieri, aggiunge Hicks, hanno lavorato per 120 ore al mese ma l’azienda ne ha segnate solo 80.

La direzione di Gorillas è consapevole che ci sono irregolarità nei conteggi, ma minimizza la loro portata. “Controlliamo l’accuratezza dei nostri pagamenti”, ha dichiarato Alexander Brunst, direttore generale di Gorillas. “Abbiamo verificato che i pagamenti contestati dai nostri dipendenti erano solo tra l’1 e il 4 per cento del totale, e nel dubbio li abbiamo corretti”. Brunst considera le proteste l’espressione di una piccola minoranza. “Il 90 per cento dei nostri rider consiglierebbe ad amici e conoscenti di lavorare per Gorillas”, afferma.

In effetti, le proteste sono rimaste in gran parte limitate a Berlino, anche se Gorillas ora consegna in altre ventidue città tedesche e in altri otto paesi. Tuttavia gli scioperi sollevano questioni che se non altro suscitano dubbi sulla sostenibilità del modello aziendale. In pubblico Kağan Sümer, fondatore e amministratore delegato di Gorillas, sostiene sempre che i rider sono l’elemento più importante. Nelle riunioni online con i corrieri spiega che sono una grande famiglia. Tuttavia, quasi nessuno lavora a tempo pieno e molti contratti sono a tempo determinato: spesso durano un anno solo e i primi sei mesi sono considerati un periodo di prova durante il quale si può essere licenziati senza motivo. “Non sono molte le persone assunte un anno fa che ancora lavorano con noi”, dice Pomeranzev. Per entrare in Gorillas ci vuole al massimo una settimana, ma a quanto pare i licenziamenti possono essere altrettanto rapidi. È difficile sviluppare il senso di appartenenza con un simile ricambio di personale.

Pochi strumenti

I permessi di soggiorno temporanei sono un motivo importante per cui i rapporti di lavoro sono brevi. La maggior parte dei rider di Gorillas non ha il passaporto tedesco. “Da noi lavorano persone provenienti da più di 108 paesi”, afferma Brunst. Pomeranzev la mette in altri termini: “Il 95 per cento dei corrieri è straniero. In gran parte si tratta di persone provenienti da paesi poveri”. La lingua usata al lavoro è l’inglese, mentre i paesi di provenienza dei rider vanno dall’Italia all’India, fino all’Argentina e al Cile. L’accusa è che l’azienda sfrutta persone che hanno pochi strumenti per difendersi.

Sümer ha dichiarato: “Prendiamo sul serio tutte queste critiche e abbiamo detto ai dipendenti di darci una settimana per trovare una soluzione”. In effetti l’azienda ha cominciato a fornire bici con portapacchi, in modo che i corrieri abbiano meno pesi sulle spalle, oltre a giacche in più, portatelefono e occhiali protettivi. Entro la fine dell’anno, inoltre, ogni rider dovrebbe ricevere equipaggiamenti personali.

Il messaggio è chiaro: dateci un po’ di tempo e ci occuperemo dei problemi. L’unica domanda è quanto tempo sia rimasto all’azienda. ◆ nv

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati