La Nigeria ha sempre ucciso i suoi cittadini. Li ha uccisi nei famigerati pogrom degli anni sessanta contro la popolazione igbo nel nord del paese. Li ha massacrati a centinaia di migliaia (o milioni secondo alcuni) nella guerra del Biafra, che perseguita il nostro immaginario nazionale. Li ha uccisi nelle molte proteste contro il regime militare degli anni settanta, prima che io nascessi, e li ha uccisi ancora negli anni ottanta, quando ero bambino. Li ha uccisi negli anni novanta, quando i cittadini osarono scendere in piazza per chiedere l’annuncio del vincitore delle storiche elezioni del 12 giugno 1993. E li ha uccisi di nuovo quando ero adolescente, sotto la presidenza del generale Sani Abacha.
La democrazia non ha placato la sete di sangue della Nigeria. Dal 1999 lo stato uccide cittadini ovunque: da Odi, nello stato di Bayelsa, dove a migliaia sono morti in quello che è ricordato come un massacro, a Maiduguri, nel Borno.
In risposta alle proteste pubbliche, la Nigeria uccide la sua gente. In risposta ai criminali e ai terroristi, lo stato uccide le persone come danno collaterale degli scontri feroci e caotici contro nemici meglio equipaggiati, o per la sua incompetenza e corruzione.
Le forze di sicurezza nigeriane sono particolarmente esperte nell’uccidere i cittadini. Ormai ci siamo abituati a sentire di centinaia di persone che perdono la vita in manifestazioni pacifiche per l’autodeterminazione. Ci siamo abituati alle tante persone uccise, torturate e arrestate dalla squadra speciale contro le rapine (Special anti-robbery squad, Sars). Ci siamo abituati alle decine di persone assassinate dalle forze di sicurezza da quando è cominciata la protesta #EndSars, all’ inizio di ottobre.
Quando non ci perseguita, la Nigeria è incapace di salvarci dalla morte. Incapace di salvarci dai criminali che nel 2018 hanno assassinato almeno 1.800 persone. Incapace di proteggere le comunità rurali dove dall’inizio del 2020 1.100 abitanti hanno perso la vita.
Davanti agli occhi
Invece di nascondersi per la vergogna, continua a ucciderci. Il 20 ottobre i soldati nigeriani hanno aperto il fuoco su manifestanti radunati in modo pacifico nel più pubblico di tutti gli spazi, il famoso casello autostradale di Lekki, a Lagos, uccidendo almeno dodici persone. I manifestanti erano in strada per il tredicesimo giorno di fila, sottolineando anche l’ambiguità e la disonestà con cui il governo aveva risposto alle richieste di mettere fine alla brutalità della polizia, di perseguire gli agenti responsabili delle uccisioni e riformare gli apparati di sicurezza del paese. Vietando le manifestazioni, la Nigeria ha violato un diritto costituzionale, e quando i cittadini si sono rifiutati di tornare a casa ha mandato i soldati a disperderli con la forza.
Le immagini sono terribili. Non abbiamo mai visto niente di simile prima d’ora, non perché in passato non sia successo, ma perché ora possiamo vederlo in diretta. Possiamo renderci conto della crudeltà del nostro governo e non possiamo negare di vedere quello che vediamo e di sentire quello che sentiamo.
Una generazione ha davanti agli occhi la realtà del suo paese: la Nigeria uccide la sua gente. La Nigeria ha sempre ucciso la sua gente. E se non cambiamo radicalmente il paese, la Nigeria – di presidente in presidente, in una catena ininterrotta – continuerà a farlo. ◆ gim
Chude Jideonwo è un giornalista e avvocato nigeriano. Conduce alla radio e in tv il programma #WithChude, che si occupa di salute mentale e spirituale in Africa.
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Questo articolo è uscito sul numero 1382 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati




