**◆ **A scadenze fisse viene il dubbio che la nostra immaginazione si stia inaridendo. Poi salta fuori qualcosa di mai immaginato e ci ricrediamo. Resta comunque il fatto che per lunghi periodi abbiamo l’impressione di rigirare il mestolo sempre nella stessa minestra: solite figure, solite combinazioni di funzioni. Oggi poi abbiamo a disposizione un così strabiliante repertorio di immagini – film, serie televisive, invii di sonde spaziali, lo strepitoso archivio della rete – che attingiamo per comodità direttamente dalle innumerevoli scodelle del precotto. Descriviamo, narriamo, filmiamo, argomentiamo, rifacendoci al già immaginato e riducendo così al minimo lo sforzo di rappresentarci il mondo in proprio. Sicché è istruttivo dare ogni tanto uno sguardo agli scritti, tanto per fare un esempio, di Leonardo da Vinci. Lì la pioggia, l’erba, “i nuvoli sotto la luna” quando sono “rosseggianti di mortificato rossore”, ci incoraggiano a tornare a guardare come se nessuno l’avesse fatto prima. Non è questione solo di letteratura, arti e scienze. Urgente è reimparare lo sforzo in sé, lo sforzo di guardare qui e oltre per cercare una forma. C’è un brano in cui Leonardo progetta di dimostrare che i raggi del sole, splendendo sull’oceano, fanno brillare il nostro mondo al punto che esso “a’ più remoti pare stella”. Questo è vedere più del visibile, è immaginare, inventare.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1300 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati