**◆ **Chi amministra non ha l’obbligo di fare rivoluzioni, deve soprattutto amministrare come si deve. Sembra una brutta cosa da subalterno, e invece abbassarsi a onesto e fattivo servitore della collettività è una straordinaria disposizione, specialmente se sopra di sé si colloca solo il bene comune. Questo onesto e operoso sminuirsi andrebbe consigliato a chiunque, aiuta in ogni campo a tenere sotto controllo le proprie soperchierie e a combattere le altrui. Ma, in particolare per gli amministratori, è la prima qualità da valutare. Invece, in questa campagna elettorale, i pregi di chi si candida ad amministrare hanno contato men che zero, e così pure il bene comune, che quando è davvero tale fa combaciare il campanile col pianeta, i concittadini col genere umano. Sbiaditi o spariti i territori reali, sbiaditi o spariti i loro problemi. L’Emilia-Romagna è stata ridotta a figura retorica, la Calabria s’è dissolta come se persino pronunciarne il nome fosse inutile. Centrale la zuffa dei lider maximi . Salvini, che ormai è il riassunto del peggio e si canta e si suona da solo, senza pudore, anche la favola del salvatore della patria, ha fatto il capitano col pugnale tra i denti, e speriamo che perda i galloni. Zingaretti, esibendo come nuovi i primati del tempo che fu, ha fatto il capo politico con garbo, e speriamo che, comunque vada, torni presto amministratore.
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Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 10. Compra questo numero | Abbonati





