Il guaio è la confusione. Prendiamo noi europeisti di sinistra: siamo di intensi sentimenti sovranazionali, di commossa solidarietà, e tuttavia vogliamo ragionevolmente accodarci alle potenti Francia e Germania, che tendono al nazionalismo armato, sono solidali solo se gli conviene. E i migranti? Bene l’accoglienza, bene tutto. Però ragioniamo: non è male che le navi salvatrici non possano fare come gli pare, se no, a forza di buone intenzioni, facciamo tutti rotta verso l’inferno. Non parliamo poi degli ultimi, occupati, occupabili e non. Stare dalla loro parte bisogna, ma in modo ragionevole: a patto cioè che siano miserabili bene educati, di grande dirittura morale, non impastoiati in vicende da malvissuti che squalificandoli squalificano noi che li amiamo, sosteniamo, usiamo. E la giustizia? La giustizia deve fare il suo corso – è la nostra cantilena preferita – però ragionevolmente, senza scorrazzare corsara rischiando di rompere le uova nel paniere anche a noi che ne difendiamo fino all’ultimo respiro l’indipendenza. Quanto ai disastri climatici e ambientali, tutto vero, tutto giusto, ma ragioniamo: i profitti bisogna pur farli, vogliamo regredire a paese di pastorelli che zufolano all’ombra dei faggi? Insomma siamo una sinistra ragionevole. Così ragionevole che, per avere un futuro politico-elettoral-governativo, ci conviene dichiararci destra moderata.

Questo articolo è uscito sul numero 1495 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati