I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

Il romanzo di Linda Scaffidi fa pensare a un racconto di altri tempi. Anche se la storia del ragazzino italomarocchino cresciuto a Palermo negli anni ottanta non è poi così diversa dalla vita di un giovane di oggi (a parte la mancanza dei telefonini), c’è qualcosa nel modo in cui è scritto che ti porta lontano o – per usare una formula immediata anche se in effetti non troppo concreta – che guarda “alla letteratura di una volta”. Di sicuro, da queste 240 pagine trapela la passione dell’autrice per la cultura araba. Non solo per la scelta delle origini del protagonista, ma proprio per il modo in cui è scritto il libro: con un ritmo e un ambiente che a tratti ricorda più una favola che un romanzo. Forse è da lì che viene la mia sensazione che Le sette fate di Youssef non appartenga solo alla tradizione letteraria italiana e occidentale contemporanea, con la sua insistente attualità, ma anche a una tradizione diversa, più lontana, più sognante. È chiaro che queste non sono caratteristiche negative, anzi. E per quanto sia poco concreta questa recensione, una cosa posso dirla con certezza: ho letto Le sette fate di Youssef con immenso piacere, tanto che ho sentito un piccolo pugno di tristezza quando l’ho finito. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati