La decisione degli Stati Uniti di abbandonare le Forze democratiche siriane (Fds, a guida curda), alleate di lunga data nel nordest della Siria, minaccia di sconvolgere il fragile tessuto sociale di una regione martoriata da anni di guerra e povertà. Inoltre fa crescere i timori di un nuovo conflitto e di violenze settarie tra curdi e arabi. Il 21 gennaio l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, Tom Barrack, ha detto che anche se le Fds sono state “il più efficace alleato sul campo” per sconfiggere il gruppo Stato islamico (Is), la loro missione è “giunta al termine”.
Barrack ha aggiunto che Damasco ha offerto ai curdi “una strada verso l’integrazione in uno stato siriano unificato con diritti di cittadinanza, tutele culturali e partecipazione politica”.
Nelle aree a maggioranza curda del nordest della Siria l’ansia per il futuro è palpabile. Tra le decine di curdi e arabi intervistati per questo articolo, la parola più usata è stata “paura”. Anche se la regione è rimasta relativamente stabile rispetto ad altre parti della Siria, l’appoggio di Washington a favore dell’integrazione dei curdi nello stato centrale ha infranto il senso di sicurezza. “Ho paura di una guerra settaria”, ha detto una curda di Tannuriya, a est di Qamishli. “Siamo l’unico villaggio curdo qui, e siamo circondati da villaggi arabi”.
Le aree curde nel nordest della Siria sono disseminate di comunità arabe, insediate nella seconda metà del novecento grazie alla politica della “cintura araba” attuata dal regime baathista per “diluire” la popolazione curda: le comunità arabe facevano da cuscinetto per arginare le aspirazioni politiche curde. “È pericoloso parlare ora”, dice un anziano arabo in un villaggio vicino a Tannuriya, lasciando trapelare qual è il clima generale.
Con lo scoppio della guerra civile siriana nel 2011, i curdi del nordest crearono un sistema semiautonomo di governo. Nel 2015 gli Stati Uniti cominciarono ad armarli, rendendoli il loro principale alleato contro l’Is, dopo una serie di tentativi falliti per reclutare gruppi arabi moderati da opporre alle formazioni estremiste e al fronte Al Nusra, l’organizzazione di cui all’epoca faceva parte Ahmed Al Sharaa.
Serrare i ranghi
Ora, nel mezzo dell’offensiva di Al Sharaa, sostenuta dagli Stati Uniti, i curdi hanno serrato i ranghi organizzando manifestazioni in tutto il mondo in solidarietà con le Fds. La mobilitazione c’è anche intorno a Qamishli, dove uomini e donne armati di Ak-47 si sono diretti a decine verso le linee del fronte, mentre i bambini sventolavano bandiere curde.
Intanto le tensioni latenti hanno cominciato a emergere. “Sono stata aggredita da due arabi”, dice Pela, sedicenne curda di Al Hasaka, che ha trovato rifugio in un albergo di Qamishli. La sorella Ilina interviene: “Non voglio una guerra settaria. Non voglio che curdi e arabi si combattano”.
Le sorelle raccontano che ad Al Hasaka molte famiglie curde temono per la loro vita: esponenti arabi sono diventati più aggressivi dopo i bombardamenti del governo e gli appelli a ribellarsi al controllo curdo. Gli abitanti di Al Hasaka, circa mezzo milione, sono per metà curdi e per metà arabi. Secondo alcuni resoconti, le forze statunitensi stanziate nel nordest della Siria si starebbero preparando al ritiro, cosa che complicherebbe ulteriormente una situazione già instabile.
Sempre ad Al Hasaka circa centocinquanta donne sono state ore in coda per comprare del pane. Poco più in là, quattrocento arabi sfollati hanno trovato rifugio in una scuola elementare. Molti si sono rifiutati di parlare. I cieli sono pattugliati da cacciabombardieri, elicotteri Apache e A-10 Thunderbolt statunitensi, che monitorano il fragile cessate il fuoco. Heval Baran, comandante sul fronte di Shadadi, avverte che uno scontro più ampio potrebbe essere imminente, con gravi conseguenze per le aree curde e per la Siria in generale. “Non so cosa ci succederà”, dice Ismail, 25 anni, mentre decine di bambini giocano fuori dalla scuola. “Ho paura per il loro futuro”. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati