Giorni fa la questura di Budapest ha accusato un uomo di quarant’anni di aver molestato una rifugiata ucraina a cui aveva offerto ospitalità attraverso un’organizzazione umanitaria. L’ong aveva dovuto trovarle un’altra sistemazione, dopo aver saputo che l’uomo si era spogliato e masturbato davanti a lei.

In Ucraina arrivano soprattutto persone traumatizzate, la cui vulnerabilità le espone ad abusi di vario tipo. Vale per le donne, per i bambini e anche per i profughi di origine rom, spesso discriminati. Le loro storie mostrano che il sistema di assistenza ungherese è impreparato a gestire l’emergenza umanitaria, e in particolare non riesce a farsi carico dei problemi che riguardano le donne e alcuni gruppi etnici. Noá Nógrá dell’associazione Patent, impegnata nella difesa dei diritti delle donne e nella lotta alla violenza di genere in Ungheria, descrive una situazione molto difficile. Gli enti governativi che dovrebbero gestire l’accoglienza sono inadeguati, come tutto il sistema di assistenza ungherese. “Negli ultimi tempi sono stati creati i cosiddetti Centri di aiuto alle vittime. Sono aperti a vittime di qualsiasi reato. Li puoi contattare se ti è stato rubato il portafogli o se sei stata violentata, ma ovviamente sono problemi che richiedono risposte diverse”.

Le ong cercano di colmare le carenze delle stato, ma non hanno le risorse sufficienti. Per esempio non sono in grado di svolgere il lavoro preliminare che permetterebbe di prevenire casi come quello della donna ucraina molestata. In condizioni ideali, spiega Nógrá, non dovrebbe essere permesso a chiunque di ospitare i profughi, perché tra chi offre aiuto ci sono anche persone con cattive intenzioni.

Un altro problema è che attualmente gli enti pubblici non capiscono la sistematicità della violenza contro le donne, delle discriminazioni e delle disuguaglianze. I funzionari non credono che questi fenomeni siano radicati nel contesto sociale e considerano i casi di violenza come problemi occasionali. Non vanno mai alla radice della questione e non riescono mai a dare risposte efficaci.

Campagna informativa

Noá Nógrá aggiunge che le ong riescono a soddisfare i bisogni primari dei migranti – per esempio offrendo vitto e alloggio – ma non hanno le competenze e l’esperienza per gestire i casi di violenza contro le donne. Non sono in grado di riconoscere gli aspetti legati alle questioni di genere: quali rischi corre una donna durante la fuga dall’Ucraina, una volta arrivata in Ungheria e nella fase successiva del viaggio, o quali sono le sue necessità pratiche (anticoncezionali, assorbenti, interruzione di gravidanza). In questa situazione prosperano i trafficanti di esseri umani e le persone che cercano di sfruttare la fragilità delle ragazze e delle donne che scappano dalla guerra.

Per affrontare questi problemi l’associazione Patent ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e sta creando delle linee guida per organizzazioni, esperti e volontari impegnati nella gestione dell’emergenza. ◆ ct

Questo articolo è uscito sul numero 1454 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati