Anche i colonnelli dell’Afd, il partito tedesco di estrema destra, odiano la tv di stato. La strategia per ridimensionarla passa dall’abolizione del canone e dall’uscita dagli accordi tra länder che ne regolano il funzionamento. Non solo come esercizio autoritario, ma anche come vendetta per essere stati “trattati male”: poche ospitate e fuori dei salotti buoni. Nei loro confronti diversi conduttori hanno manifestato imbarazzo, se non ostilità. Di solito è proprio sulla sostanza che i populisti inciampano. Ricorderete la domanda rivolta a Matteo Salvini dalla giornalista di Sky Giovanna Pancheri: perché appoggia la candidatura del gioielliere Roggero, che uccise a freddo due ladri, se è interdetto dai pubblici uffici? L’imbarazzo del ministro calò la maschera. Ma in fondo all’Afd, come a molti suoi affini europei, la televisione generalista interessa fino a un certo punto. Però quell’aggeggio che fatica a rappresentare il paese offre ancora un ottimo palcoscenico. Anche restandone fuori, permette d’interpretare la parte degli esclusi e di parlare a chi escluso si sente: gli operai e i disoccupati, e molti giovanissimi a cui si rivolgono con una certa abilità sulle piattaforme social. Su YouTube hanno la loro Afd Tv; su X centinaia di migliaia di persone hanno seguito in diretta Alice Weidel ed Elon Musk conversare di Dio, alieni e Hitler. Ma l’amore per la tv fa grandi giri: basta arrivare al governo per ritrovare il telecomando. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati





