Gary Paulsen aveva abituato il suo pubblico a storie avventurose che ogni volta andavano a braccetto con riflessioni filosofiche, sulla vita. I suoi personaggi spesso sono stati spinti dalla sua penna sapiente a fare un viaggio interiore, mettendo al centro anime tormentate e complesse. Paulsen è morto nel 2021 ma il suo stile sobrio e allo stesso tempo incalzante accompagnerà a lungo generazioni di giovani lettori in tutto il mondo. Vento del nord è in questo senso quasi la summa del suo lavoro. Ci si possono trovare tutti i suoi ingredienti: avventura, coraggio, bella scrittura, sogno. C’è un villaggio di pescatori, un personaggio, Leif, costretto a scappare da un’epidemia, una canoa, il mare impetuoso e un nord da raggiungere. E molti ostacoli: balene, orche, orsi, tempeste. C’è quel tremore che prende il protagonista quando pensa di non farcela, che però va di pari passo con l’eccitazione di affrontare l’ignoto. Nella prefazione al volume lo scrittore Davide Morosinotto scrive: “Leif entra in armonia con la natura che lo circonda, e comincia qualcos’altro di diverso, più grande, così grande che a volte è semplicemente immenso”. Di fatto comincia un viaggio più intimo e immaginifico alla scoperta di se stesso.
Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1470 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati