a mia nonna, 25 aprile 2015

Marie va per il bosco, il bosco è solitudine e onde.

I piedi sono nudi nell’erba, nudo è anche il tempo

e ora si naviga attraverso.

Marie sente un pianto, sono i parenti del defunto,

lo asciuga con i palmi sulla corteccia di un larice.

Marie va per il bosco, il bosco odora di resina,

intorno tutto è bello e disperato,

per il bosco pieno di resina errano i piedi dei vagabondi.

Qui, nella corrente sotterranea verso il lago, sgorga la pietà.

Provi pietà? Chiede Marie al merlo.

Ma il merlo non prova pietà, né per il verme

né per sé stesso.

Marie va per il bosco, dove – tra l’altro - piove:

è un vero bosco. Ci sono anelli

d’amore nei ceppi, e questi non marciscono mai.

Marie va per il bosco come per il soggiorno,

va per il bosco come per la cucina,

qui c’è la zuccheriera, qui l’orologio,

il tempo è seduto su un ramo in forma di picchio.

Un raggio è il cuore di un gong e sta giusto suonando,

nella luce della radura c’è tanto di quel rumore

da far rimbombare perfino le orecchie.

Maria va per il bosco, è bella,

a ogni passo più bella,

una cerbiatta si mostra invano tra gli alberi.

Non si muove nulla. Solo il tempo, che divora gli avvenimenti

con una semplice forchettina da contorno.

Questa mattina era primavera, ora è novembre,

Marie va nel tempo verso l’uscita.

Jitka N. Srbová è una poeta e giornalista ceca nata nel 1976. Autrice di quattro raccolte, collabora con la rivista letteraria Tvar. Questo testo è tratto dalla raccolta Les (“Il bosco”, Dauphin 2016). Traduzione dal ceco di Raffaella Belletti.

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati