François Troukens è un noto presentatore televisivo di 52 anni, ma il percorso che l’ha portato alla fama non è di certo tradizionale. Nato in Belgio da una famiglia hippy ed ecologista, Troukens era un ribelle. A 23 anni si è unito a un gruppo di rapinatori e ha preso d’assalto il suo primo furgone portavalori. La sua carriera criminale è durata più di dieci anni: faceva l’autista e il falsario di documenti, fino al suo arresto nel 2004. Miki ha imparato a rubare in Francia dal fratello maggiore, ma pensa di ricominciare una vita quando riesce ad avere un visto per diventare personal trainer negli Stati Uniti. Passano solo pochi mesi prima che la “Stopwatch gang”, famosa per fare rapine in meno di tre minuti, lo contatti per farsi aiutare nei suoi colpi. Tito è nato ad Haiti ed è cresciuto nelle banlieues di Parigi. Quando la relazione con la sua compagna entra in crisi, si lascia andare alla depressione e comincia a fare rapine a volto scoperto con delle pistole giocattolo. La giornalista politica Pascale Pascariello tesse un delicato e profondo ritratto di tre banditi contemporanei, lontano dagli stereotipi degli anni settanta, raccontando un mondo in cui la scelta criminale è ancora la strada obbligata per l’accesso allo stato sociale. Ne emerge il ritratto di una Francia che si ostina a ostacolare l’accesso ai diritti a chi è nato senza privilegi economici o familiari.

Jonathan Zenti

Questo articolo è uscito sul numero 1457 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati