A metà degli anni duemila Andrea, una ragazza che vive in un piccolo centro del Regno Unito, apre il suo profilo su Face­book, un nuovo social network che non ti permette di nasconderti dietro un nickname ma ti connette con le persone che conosci davvero. Nel giro di poco tempo, a scuola avere Facebook diventa una questione di popolarità e così Andrea si sente quasi obbligata ad accettare richieste di amicizie anche da compagne che conosce solo di vista. Nella chat di Face­book comincia a ricevere messaggi da una di queste, che le rivela di aver visto il suo ragazzo baciare un’altra. Andrea comincia a litigarci, ma in poco tempo si accorge che la tensione è diffusa in tutta la sua classe: migliori amiche una contro l’altra, urla, accuse e minacce. Andrea e le sue compagne capiscono che stanno tutte ricevendo messaggi dallo stesso falso profilo, che gli rivela dei segreti completamente inventati solo per destabilizzare la loro amicizia. Il profilo è di Matthew Hardy, che diventerà un molestatore digitale seriale, e distruggerà delle vite prima di ricevere una condanna a nove anni di carcere per stalking. Questa elegante serie del Guardian racconta come, nonostante le decine di denunce, Hardy abbia potuto agire in un vuoto legislativo incapace di anticipare le distorsioni della trasformazione digitale.

Questo articolo è uscito sul numero 1482 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati