I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Michael Braun del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.

Una quindicina d’anni fa il dating online era una prerogativa di persone di mezza età, “incapaci” di trovare partner in un altro modo. Oggi invece in quel campo dominano i più giovani, ventenni e trentenni. E nessuno si vergogna più ad ammettere di aver conosciuto la sua fiamma su una piattaforma digitale, il posto numero uno dove trovare l’anima gemella. Questa rivoluzione ce la spiega molto bene Rosa Fioravante. È una rivoluzione che parte con le app su smartphone, Tinder o Hinge, ma prima ancora con Grindr, l’app per le persone lgbt. Quella di Fioravante è una lucida analisi del “capitalismo digitale delle app di dating” (così il sottotitolo) e dei suoi dilemmi. Quelle app offrono dei servizi gratis, ma poi li integrano con altri “promettenti” ma a pagamento, secondo un modello che funziona bene, ma crea un cortocircuito. Le app promettono successo (con conseguente abbandono dell’app stessa), però allo stesso tempo vogliono fidelizzare i clienti. La conseguenza è la dating fatigue, la stanchezza da ricerca, che si esprime poi nel calo di abbonati. Eppure non sembra esserci una via di uscita da questo mondo dove la freccia di Cupido crea un “match”, trasformando anche l’amore in un sentimento sempre più individualizzato e sottoposto a logiche di mercato.

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati