I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la free lance tedesca Michaela Namuth.

Negli anni settanta gli hippy erano un po’ dappertutto, anche in Italia. Erano i tempi del flower power e della marijuana, ma anche dell’alternativa a una vita borghese noiosa e limitata dalle regole. Pochi sanno che la California italiana, la comunità hippy più longeva dell’Italia si trovava nel cuore della Sicilia: nel Vallone di Calè, vicino a Piazza Armerina. Qui giovani di tutta Europa vivevano nella natura, crescevano figli e costruivano case e orti. L’autrice ha trovato e intervistato sette di loro, tutti ormai abbastanza avanti con l’età. C’è Missan, la pioniera che è arrivata nel 1976 dalla Svezia in cerca di pace spirituale e di una vita macrobiotica. Ma c’è anche Antonio, il rivoluzionario seguace di Che Guevara che tra tanti lavori ha fatto anche il fotografo in giro per il mondo. L’autrice, lei stessa figlia di una coppia della comunità, tende a romanzare ed è una figura narrante onnipresente, talvolta troppo. Ha comunque il merito di aver raccolto interviste, fotografie e manifesti per documentare questa realtà poco conosciuta. Che appare però come parentesi già nel film I cento passi, quando gli hippy vanno allegramente a trovare Peppino Impastato a Cinisi ed entrano per un attimo in un’altra realtà, quella di un paese mafioso, altrettanto sconosciuta fuori dalla Sicilia. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1480 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati