I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Salvatore Aloïse della tv francotedesca Arte.

Sembra di sentirlo, con la sua cadenza, evocare immagini, fotogrammi di vita. Il lungo tavolo dove i nove fratelli Prodi studiavano, con antologie e vocabolari “che scivolavano da un lato all’altro”. Imparare a stare al proprio posto ma anche a competere, metafora di un’esistenza passata a parlare per convincere. Ma l’immagine che meglio riassume la visione politica di Romano Prodi è quella delle “radici diverse ma con un unico tronco”, la ricerca della sintesi per unire i riformisti. Sull’importanza del dialogo Prodi ha insistito anche come inviato dell’Onu in Africa: “Bisogna parlare con il lupo, troppo facile con san Francesco”. Vita che è anche storia italiana, punteggiata di aneddoti. Di Pietro che, presentandosi, batte i tacchi; i primi leghisti che lo consultano su come investire i loro soldi; Gheddafi che a Bruxelles vuole la tenda ma si premunisce riservandosi un palazzo. E poi c’è la conferma che, dietro la bonomia, ci sono anche gli artigli. Senza non si diventa professore a 29 anni e ministro a 39. E poi due elezioni vinte, la presidenza della commissione europea, la missione dell’Onu. Era proprio in Africa al momento del richiamo della politica italiana, dei famosi 101 che gli votarono contro nell’elezione per il presidente della repubblica. Lo aveva capito prima che accadesse, scrive.

Questo articolo è uscito sul numero 1430 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati