Non è facile convincere duemila nigeriani a cantare l’inno nazionale con convinzione. Un lunedì sera di settembre, nel famoso Beverly Hilton hotel di Los Angeles, negli Stati Uniti, Peter Gregory Obi ci è riuscito. Era lì per fare un discorso sulla diaspora nigeriana, durante una tappa del suo tour in giro per il mondo con tappe a Francoforte, Roma, Toronto, Houston, Charlotte, Washington, Atlanta e New York. Il pubblico però non era lì per ascoltare solo il suo discorso, spesso interrotto dal coro “Obi, Obi, Obi!”. Le persone volevano vedere con i loro occhi il politico che potrebbe diventare il prossimo presidente della Nigeria, l’uomo che secondo loro e secondo molti altri è in grado di cambiare le sorti del paese.

Le elezioni presidenziali nigeriane si terranno nel febbraio 2023 e la campagna elettorale è cominciata ufficialmente il 5 ottobre. I sondaggi danno per favoriti l’ex governatore di Lagos Bola Ahmed Tinubu del partito al potere, l’All progressives congress (Apc), e l’ex vicepresidente Atiku Abubakar, del People’s democratic party (Pdp). Due veterani della politica nigeriana.

Ma dopo un’impennata nei consensi gli analisti e gli elettori hanno cominciato a chiedersi se Obi, 61 anni, candidato per il Partito laburista, riuscirà a ribaltare i pronostici. All’evento di Los Angeles un importante professore universitario e sostenitore del partito, Pat Utomi, ha invitato ogni partecipante a chiamare cinque persone del proprio villaggio d’origine per parlargli di Obi e dei suoi progetti per trasformare la Nigeria. “Questo è un movimento, non un partito politico”, ha detto. Il movimento e i suoi sostenitori hanno un nome: gli obidient.

Obi viene dal mondo delle banche. È in politica dal 2003, quando si candidò alla carica di governatore dello stato di Anambra, nel sud del paese. All’epoca lo prendevano in giro, soprannominandolo “Obi the boy”, Obi il ragazzo. Andando di villaggio in villaggio, parlava ai giovani dell’Anambra, stanchi del malgoverno. Ci fu una rivoluzione politica silenziosa. Dopo una lunga battaglia legale sull’esito del voto, Obi fu nominato governatore nel 2006, ricoprendo poi la carica per due mandati.

Il consenso che ha raccolto si fonda soprattutto sulla sua esperienza di governo nell’Anambra. Con l’abito tradizionale nero, diventato poi il suo segno distintivo, e con pochi collaboratori al seguito, l’immagine pubblica di Obi non era affatto quella di un tipico politico nigeriano. Spesso negli aeroporti si portava da solo i bagagli e si metteva in coda come tutti gli altri. Ancora più atipici erano i bilanci dello stato: a differenza di quasi tutti gli altri governatori, Obi ha addirittura fatto risparmiare soldi allo stato durante il suo mandato. Nel 2014, al momento di lasciare il suo incarico, gli è stato conferito il titolo di chief (l’autorità tradizionale) con il nome di Okwute, che vuol dire “la roccia”.

Dopo un periodo alla guida della Securities and exchange commission nigeriana, l’ente di vigilanza della borsa, alle elezioni del 2019 Obi è tornato in politica candidandosi come vicepresidente di Atiku Abubakar (Pdp). I due hanno perso contro il presidente uscente Muhammadu Buhari. A marzo Obi ha sfidato Abubakar per diventare il candidato del Pdp alle presidenziali. Quando è stato chiaro che l’avversario avrebbe avuto la meglio, ha lasciato il Pdp per passare al Partito laburista, famoso per essere il cimitero dei politici che cercano di risollevare le loro carriere. All’epoca gli esperti pensavano che, da un punto di vista politico, Obi si fosse scavato la fossa da solo. Si sbagliavano di grosso.

Violenza di stato

Nell’ottobre 2020 migliaia di giovani nigeriani sono scesi in piazza per protestare contro la Special anti-robbery squad, o Sars (Squadra speciale contro i furti), un’unità della polizia nigeriana tristemente nota per le detenzioni illegali, le torture, le estorsioni e gli omicidi extragiudiziali. I manifestanti chiedevano la fine delle violenze della polizia ma sono rimasti vittime di quella dello stato, culminata con l’uccisione di almeno dodici persone nel distretto di Alausa e al casello autostradale di Lekki, a Lagos.

Il governo ha represso le proteste, ma ha anche risvegliato una coscienza politica che era rimasta a lungo sopita tra i giovani nigeriani. Il 70 per cento della popolazione del paese ha meno di trent’anni, e questa potrebbe diventare una forza politica molto potente per qualsiasi leader in grado d’incanalarla nel modo giusto.

E qui entra in scena Obi. Con la sua reputazione di buon governatore e il suo disprezzo per le formalità inutili, è un candidato molto più credibile per il cambiamento rispetto a Tinubu o Abubakar, entrambi colpiti da accuse di corruzione. Aiutato dalla sua abilità con i social network, Obi è diventato l’alternativa politica che la generazione #EndSars (l’hashtag usato su Twitter per protestare contro le violenze della polizia) chiedeva a gran voce.

Se le elezioni nigeriane si tenessero su Twitter, Obi sarebbe già presidente. Questo sostegno online però si sta trasferendo anche nel mondo reale. Nelle ultime settimane gli obidient hanno invaso le strade, sventolando la bandiera del Partito laburista per tutta Lagos, hanno appeso manifesti con il volto di Obi e hanno aperto in tutto il paese uffici da usare come basi per pianificare e coordinare la campagna elettorale.

Anche la diaspora nigeriana ha dato supporto logistico, ed è per questo che eventi come quello di Los Angeles sono così importanti per la campagna elettorale del candidato laburista.

I suoi rivali continuano ad avere molti più finanziamenti e un’organizzazione migliore. L’Apc e il Pdp sono radicati in tutta la Nigeria grazie a una struttura sviluppata nel corso di molti anni. Possono inoltre contare sul sostegno dei principali politici del paese. Obi però non si lascia intimidire, come ha ribadito a giugno quando i laburisti l’hanno candidato alla presidenza: “I cento milioni di nigeriani che vivono in condizioni di povertà saranno la mia struttura. I 35 milioni di nigeriani che non sanno dove procurarsi il prossimo pasto saranno la mia struttura”.

C’è un verso nella Bibbia che recita: “L’obbedienza è meglio del sacrificio”. I sostenitori di Obi l’hanno trasformato nel loro slogan: “L’obidienza è meglio dei sacchi di riso”. Il riferimento è a una delle tattiche usate tradizionalmente nel paese per comprare voti.

Questa mobilitazione ha spinto Obi dai margini al centro della sfida politica, ma ha anche messo in secondo piano le sue potenziali debolezze. Nel 2021 il quotidiano nigeriano Premium Times ha scoperto una rete di società con sede nei paradisi fiscali controllate proprio da Obi, che in seguito ha ammesso di non aver denunciato al fisco quei patrimoni. “Sono sicuro che anche voi preferireste non pagare le tasse di successione se poteste evitarlo”, ha commentato.

Inoltre non è chiaro in che modo il lea­der laburista preveda di cambiare le cose in Nigeria. In un’intervista rilasciata il 28 settembre al canale televisivo Arise, Obi ha dichiarato che, una volta eletto, la sua priorità sarà risolvere il problema della precarietà cronica, senza però spiegare come pensa di farlo.

Qualche mese fa questa vaghezza politica non avrebbe avuto molta importanza, perché nessuno pensava che Obi avesse delle possibilità. Secondo un sondaggio condotto dalla rivista Bloomberg, però, il 72 per cento degli elettori che hanno già deciso per chi votare sceglierà Peter Obi. Questo sondaggio va preso con le pinze: è stato condotto attraverso un’app, escludendo quasi i due terzi della popolazione, che non hanno accesso agli smartphone. Ma dimostra che Obi e i suoi sostenitori hanno già costretto il paese a prendere sul serio lui e il giovane elettorato che rappresenta. E, purtroppo per la vecchia guardia, la sua campagna elettorale è appena cominciata . ◆ gim

Biografia

1961 Nasce a Onitsha, nel sud della Nigeria.
1984 Si laurea in filosofia all’università della Nigeria a Nsukka.
2003 È il candidato più votato all’elezione del governatore dello stato di Anambra, ma l’incarico è assegnato al suo principale avversario. Dopo tre anni di battaglie legali, diventa governatore nel marzo 2006.
2022 Si presenta alle elezioni presidenziali con il Partito laburista.


Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati