Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno scritto una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo nuovi strumenti per difendere le produzioni europee dalla concorrenza internazionale, anche a costo di escludere partner commerciali dal mercato unico. Il paese problematico non è menzionato, ma è chiaro: la Cina. L’obiettivo è trasformare in una linea strategica per tutta l’Unione europea quello che finora si è fatto con interventi mirati di settore, per lo più opachi e con poco dibattito pubblico (dai dazi sulle auto elettriche alle quote per le importazioni di acciaio). Sembra una misura di buon senso: nel mondo frammentato dalla rivalità tra le grandi potenze, l’Unione europea deve pensare a proteggere quello che le resta. Dopo aver criticato il protezionismo di Donald Trump, ora l’Europa lo imita. Per un paio d’anni la retorica dominante è stata quella della “competitività”. Ma nella pratica si sono moltiplicati gli aiuti ad aziende energivore non competitive, alle case automobilistiche e ai settori inquinanti, oltre alle barriere che impediscono l’integrazione dei mercati finanziari. Una strategia che risponde alle crisi con il protezionismo è in contrasto con il progetto comunitario. È una resa, non una riscossa. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati