27 aprile 2015 16:26

La compagnia petrolifera anglo olandese Royal Dutch Shell ha condotto un’attività di lobbying per compromettere gli obiettivi in materia di energia rinnovabile prima di un accordo sul taglio delle emissioni raggiunto dai leader dell’Unione europea a ottobre. Lo hanno rivelato alcuni documenti citati dal Guardian. A quanto risulta, una parte fondamentale dell’accordo è stata influenzata dalle pressioni della Shell risalenti già all’ottobre del 2011.

In un incontro nel 2014, i capi dei governi dell’Ue avevano concordato di tagliare entro il 2030 le emissioni del 40 per cento rispetto ai livelli del 1990. In seguito però sono emerse divergenze tra gli stati su come raggiungere questo obiettivo. Il Regno Unito e altri paesi si sono opposti all’inserimento nell’accordo di particolari obblighi a livello nazionale sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Alla fine questi aspetti sono stati esclusi dall’accordo.

I documenti ottenuti dal Guardian dimostrano che nell’ottobre del 2011 la Shell aveva cominciato a fare pressioni sull’allora presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, sostenendo che una strategia di espansione del settore del gas avrebbe consentito all’Unione di risparmiare 500 miliardi di euro nella transizione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio, rispetto a un approccio incentrato sulle energie rinnovabili.

Secondo il Registro per la trasparenza dell’Unione europea, la Shell rappresenta la sesta lobby più potente a Bruxelles, e spende circa 4,5 milioni di euro all’anno per fare pressioni sulle istituzioni europee a tutela dei propri interessi.