27 maggio 2015 18:09

Sono almeno 2.621 i migranti birmani e bangladesi ancora alla deriva su imbarcazioni in difficoltà nel mare delle Andamane, sopratutto al largo delle coste della Malesia. Lo hanno detto l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) durante una conferenza stampa congiunta a Manila, la capitale delle Filippine. Le stime però “sono al ribasso”, hanno detto i rappresentanti delle due organizzazioni, e il numero reale potrebbe essere molto più alto. “Ogni ora che passa ci sono persone in alto mare che devono essere salvate”, ha detto Bernard Kerblat, il rappresentante dell’Unhcr nelle Filippine.

Nella conferenza stampa è stato lanciato un appello per raccogliere 26 milioni di dollari in aiuti per far fronte al salvataggio, alla ricollocazione o al rientro di circa diecimila persone. Negli ultimi ventisette giorni, da quando la chiusura delle frontiere da parte dei paesi del sudest asiatico ha innescato la crisi dei migranti, sono state portate in salvo almeno 3.302 persone, che si trovavano in mare al largo delle coste dell’Indonesia, della Malesia e della Thailandia. Altre 1.013 sono state rimandante in Birmania e in Bangladesh. Si tratta in maggior parte di migranti rohingya in fuga dalla Birmania.

Marco Boasso, capo missione dell’Oim nelle Filippine, ha esortato i paesi della regione ad assumere “un approccio coordinato e coerente” per risolvere la crisi. Il 29 maggio a Bangkok si terrà un incontro di 19 paesi, soprattutto della regione dell’Asia e del Pacifico, per discutere della questione dei migranti. Stati Uniti e Svizzera parteciperanno come osservatori. Secondo Kerblat, l’incontro sarà “estremamente importante” anche per affrontare il problema del traffico di esseri umani, che ha provocato la crisi attuale.