L’Irlanda ha detto sì ai matrimoni gay

L’Irlanda sarà il primo paese al mondo a introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso nella costituzione, grazie al referendum che si è tenuto il 22 maggio. Dal 2010 le coppie omosessuali potevano già contrarre le unioni civili nel paese. Il matrimonio ugualitario introdurrà le stesse forme di protezione per le coppie omosessuali e per quelle eterosessuali.

Per il Vaticano il sì ai matrimoni gay in Irlanda è una sconfitta per l’umanità

27 maggio 2015 12:08

L’approvazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso in Irlanda è “una sconfitta per l’umanità”. Lo ha dichiarato durante una conferenza il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato vaticano, che si è detto “profondamente rattristato per i risultati” del referendum del 22 maggio in Irlanda.

“La chiesa deve fare i conti con la realtà, ma nel senso che deve rafforzare l’impegno nell’evangelizzazione. Penso che non sia solo una sconfitta dei princìpi cristiani, ma una sconfitta per l’umanità”, ha proseguito il cardinale.

All’indomani del referendum, l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin aveva commentato i risultati dicendo che si trattava di un segnale chiaro, e che per la chiesa era arrivato il momento di fare i conti con la realtà. “Ci dobbiamo fermare, guardare ai fatti e metterci in ascolto dei giovani” ha osservato Martin, secondo cui “non si può negare l’evidenza”. L’Irlanda è stato il primo paese a legalizzare il matrimonio gay con un referendum popolare, i favorevoli alle nozze tra persone dello stesso sesso sono stati il 62 per cento dei votanti.

Ma anche all’interno della chiesa ci sono posizioni diverse sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Per esempio il teologo progressista Walter Kasper in un’intervista sul Corriere della Sera ha detto: “Le persone omosessuali devono essere accolte, hanno un posto nella vita della chiesa, appartengono alla chiesa”.

“Se c’è un’unione stabile, degli elementi di bene esistono senz’altro, li dobbiamo riconoscere. Però non possiamo equiparare al matrimonio, questo no. La concezione postmoderna per la quale è tutto uguale è in contrasto con la dottrina della chiesa”, ha sottolineato Kasper secondo cui bisogna “superare la discriminazione che ha una lunga tradizione nella nostra cultura”.

“Si è taciuto troppo su questi temi, adesso è il momento di discuterne”, ha detto ancora assicurando che al prossimo sinodo sulla famiglia, quello delle unioni civili e dei matrimoni di persone dello stesso sesso non sarà tema marginale, ma centrale.

“È una realtà il fatto che nella chiesa irlandese molti fedeli abbiano votato a favore, e ho l’impressione che negli altri paesi europei il clima sia simile”.

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Claudia Grisanti
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