07 luglio 2015 16:20
Il segretario di stato statunitense John Kerry e il sottosegretario agli affari politici Wendy Sherman a Vienna, il 7 luglio 2015. (Carlos Barria, Reuters/Contrasto)

È stata prorogata di nuovo, fino a venerdì 10 luglio, la scadenza dell’accordo preliminare sul programma nucleare iraniano tra Teheran e il gruppo dei 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania). In questo modo, i negoziatori riuniti a Vienna potranno portare avanti le trattative per un’intesa definitiva. Lo ha spiegato il dipartimento di stato statunitense, aggiungendo che i negoziati andranno avanti “giorno per giorno” e il segretario John Kerry resterà nella capitale austriaca per contribuire a una soluzione.

Washington ha poi assicurato che sono stati fatti “progressi considerevoli” in ogni ambito dei negoziati e che i timori sono più sulla qualità dell’accordo che sulla sua tempistica. Uno dei “nodi principali” che restano da risolvere è la questione dell’embargo sulle armi, in particolare le sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2010 sul programma missilistico iraniano. Gli iraniani chiedono che siano revocate, sostenendo che tra missili balistici e questione nucleare non c’è alcun collegamento. I paesi occidentali non sono d’accordo, come ha lasciato intendere il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov.

La prima intesa, quella prorogata oggi per continuare le trattative – il cosiddetto Piano d’azione – era stata raggiunta nel novembre del 2013 e dava tempo fino al luglio del 2014 per definire un accordo complessivo e definitivo con l’Iran. Un nuovo rinvio aveva fissato al novembre del 2014 la data limite e un’ulteriore proroga aveva portato a un accordo preliminare lo scorso aprile. L’ulteriore estensione, decisa oggi, rischia di allungare e complicare l’iter di approvazione al congresso statunitense, sempre che si raggiunga un accordo condiviso.

A parte Kerry e la controparte iraniana Mohammad Javad Zarif, tutti gli altri ministri degli esteri del gruppo 5+1 (Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania) lasceranno oggi Vienna, dove i colloqui andranno avanti a livello di direttori politici. Lavrov ha citato in tutto “otto o nove” punti ancora in discussione. Oltre all’embargo sul programma missilistico, un’altra questione in sospeso è la possibile applicazione militare del passato programma nucleare iraniano, almeno fino al 2003, su cui l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) è intenzionata a far luce.

Teheran, che ha sempre smentito di aver lavorato per la costruzione di un arsenale nucleare a scopo militare, ha però fatto sapere che le autorità iraniane e l’agenzia hanno fatto “un grande passo avanti” su questo tema all’indomani della visita a Teheran di una delegazione dell’Aiea. Secondo il capo della diplomazia francese Laurent Fabius, questo capitolo resta aperto come “il tema delle sanzioni” e la “limitazione della produzione nucleare iraniana”.