24 settembre 2015 10:25

Lanciando a giugno la battaglia contro i cambiamenti climatici, considerata un urgente imperativo morale, papa Francesco aveva esortato il mondo a rinunciare ai combustibili fossili altamente inquinanti.

Eppure, nelle regioni produttrici di petrolio degli Stati Uniti, per finanziarsi, varie diocesi e altre istituzioni cattoliche stanno concedendo diritti di perforazione alle compagnie petrolifere e del gas.

I documenti di cessione dei diritti di perforazione mostrano che in un’arcidiocesi, quella di Oklahoma City, le autorità ecclesiastiche hanno firmato tre nuovi accordi per l’estrazione di gas e petrolio anche dopo l’enciclica di Francesco sull’ambiente.

Mentre Francesco effettua questa settimana la sua prima visita negli Stati Uniti, gli accordi mostrano che, tra le autorità cattoliche statunitensi, alcune hanno un approccio all’ambiente diverso da quello che il pontefice sta predicando.

Le linee guida della Conferenza episcopale degli Stati Uniti non fanno riferimento a interessi legati alla produzione energetica

Negli Stati Uniti le istituzioni cattoliche possono fare affari con l’industria energetica o investirci denaro. Le linee guida della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccp) sull’investimento etico invitano i cattolici e le istituzioni cattoliche a non investire in compagnie che si occupano di aborto, contraccezione, pornografia, tabacco e guerra, ma non prescrivono di evitare le compagnie energetiche, e non fanno riferimento a interessi legati alla produzione energetica.

Da un’analisi effettuata sui documenti delle contee emerge che, dal 2010, le autorità della chiesa cattolica in Texas e Oklahoma hanno firmato con aziende energetiche e immobiliari 235 accordi legati alla produzione di gas e petrolio, che coinvolgono 56 contee dei due stati. In Texas nessuna delle concessioni è stata accordata dopo l’enciclica papale.

Texas e Oklahoma sono stati tra i capofila del boom di produzione energetica negli Stati Uniti degli ultimi anni, spesso attraverso il controverso metodo di produzione a fatturazione idraulica noto come fracking.

Non è stato possibile capire se la produzione a cui si riferiscono le concessioni della chiesa avvenga tramite fracking (un processo che prevede l’immissione sotterranea di sabbia, acqua e agenti chimici al fine di fratturare le formazioni rocciose) o con metodi d’estrazione più convenzionali.

Secondo gli accordi di cessione, che sono documenti pubblici e registrati, le autorità ecclesiastiche ricevono delle royalties che vanno dal 15 al 25 per cento del valore di ciò che viene estratto dal terreno.

“Può darsi che ci sia una certa incoerenza tra quello che ha detto il papa e quel che la chiesa sta facendo nei territori d’estrazione di gas e petrolio negli Stati Uniti”, ha dichiarato Mickey Thompson, consulente ed ex direttore dell’Oklahoma independent petroleum association.

Thompson ha aggiunto che, dal momento che la chiesa spesso acquisisce i diritti d’estrazione mineraria attraverso le donazioni dei parrocchiani, potrebbe aver deciso di cederli a terzi per “ragioni legali o fiduciarie”.

Non è chiaro se fosse questo il motivo dietro agli accordi firmati dalle istituzioni ecclesiastiche in Texas e Oklahoma, inclusi i tre firmati in Oklahoma da giugno: sia un funzionario dell’Usccb sia una portavoce dell’arcidiocesi di Oklahoma City si sono rifiutati di esprimersi sulla questione. Il Vaticano, inoltre, non ha un potere diretto sugli investimenti decisi dalle diocesi degli Stati Uniti, la cui responsabilità ricade sui vescovi.

È già successo in passato che alcuni membri della gerarchia cattolica negli Stati Uniti si discostassero dalla linea sostenuta dal papa. Lo scorso anno, per esempio, il cardinale statunitense Raymond Burke è stato rimosso dal suo importante incarico in Vaticano dopo essersi scontrato con le opinioni più progressiste di Francesco sull’omosessualità e la possibilità per i cattolici di risposarsi.

Disaccordo morale

L’arcidiocesi di Chicago ha dichiarato di aver previsto di ridiscutere le sue partecipazioni azionarie in aziende energetiche alla luce del messaggio del papa di giugno.

Ma i legami diretti tra la chiesa e l’industria dei combustibili fossili che emerge dagli accordi firmati in Oklahoma e in Texas mettono in luce un disaccordo morale potenzialmente più profondo, dopo l’inequivocabile attacco del papa ai cambiamenti climatici provocati dall’uomo.

Le royalties provenienti dal petrolio e dal gas rappresentano una piccola parte degli introiti totali degli ultimi anni

Le diocesi del Texas che negli ultimi anni hanno concesso diritti petroliferi includono Dallas, Fort Worth, Austin e San Antonio.

Pat Svacina, un portavoce della diocesi di Fort Worth, ha dichiarato che questa ha ricavato 31.661 dollari dalle sue concessioni nell’anno fiscale 2015. Non ha invece voluto rivelare se la diocesi stesse considerando o meno di rivedere il suo programma di concessioni petrolifere e di gas dopo l’enciclica del papa.

“Questi accordi sono concepiti in una maniera che rende molto difficile cancellarli una volta partita la produzione”, ha commentato Svacina. “La diocesi riesamina la fattibilità e l’opportunità del rinnovo di una concessione quando questa arriva alla sua scadenza”, ha aggiunto, senza aggiungere altri dettagli.

In Oklahoma, circa un quarto dei circa 165 accordi di sfruttamento firmati dalla chiesa dal 2010 aveva come garante l’arcidiocesi di Oklahoma City. In quasi tutti gli altri casi i garanti erano la Catholic foundation of Oklahoma e la St.Gregory’s catholic university dell’Oklahoma.

Diritti donati

L’arcivescovo di Oklahoma City, Paul S. Coakley, ha firmato l’ultimo accordo in ordine di tempo il 3 settembre, concedendo alla compagnia petrolifera Comanche resources i diritti di operare su un terreno di circa 65 ettari nella contea di Major in cambio del 18,75 per cento del valore del gas e del petrolio estratti.

L’accordo di due anni rinnovabili permette anche alla Comanche di posare tubature di distribuzione, costruire cisterne di stoccaggio, centrali elettriche e altri impianti.

Coakley ha firmato accordi simili con le compagnie energetiche Continental resources e Lance Ruffell oil a luglio e agosto, con royalties rispettivamente del 25 e 20 per cento.

Un funzionario dell’università St.Gregory ha affermato che l’università ha ricevuto significativi diritti di estrazione mineraria da parte di alcuni benefattori, aggiungendo che le royalties raccolte erano in media di circa 405mila dollari negli ultimi tre anni, pari al 3,7 per cento delle entrate totali. Il funzionario ha chiesto di rimanere anonimo.

Se da un lato la chiesa fornisce poche informazioni sulle sue finanze, i dati provenienti da altre istituzioni cattoliche in Oklahoma e in Texas mostrano che le royalties provenienti dal petrolio e dal gas rappresentano una piccola parte degli introiti totali degli ultimi anni, in parte a causa del crollo dei prezzi dell’energia.

Il boom delle perforazioni ha suscitato preoccupazioni relative all’inquinamento, il cambiamento climatico e il rischio di terremoti

Un’analisi delle certificazioni contabili emesse dall’arcidiocesi di Oklahoma City tra 2010 e 2013 mostra che le royalties di petrolio e gas rappresentavano il 2 per cento delle entrate totali di quel periodo, ovvero 1,6 milioni di dollari. Una quota che ha raggiunto il suo massimo nel 2012, quando ha toccato il 5 per cento del totale, ovvero 704.399 dollari, stando alle certificazioni. Le altre istituzioni dell’Oklahoma non hanno fornito dati.

Un portavoce dell’arcidiocesi di San Antonio, Jordan McMurrough, ha dichiarato che l’arcidiocesi ha raccolto delle piccole royalties sui diritti d’estrazione mineraria fin dagli anni cinquanta, ma che queste rappresentano attualmente meno dell’1 per cento delle entrate.

“In questo momento l’arcidiocesi non prevede di mettere in discussione la sua pratica, cominciata da tempo, di cedere i diritti di estrazione di petrolio e gas”, ha affermato, sostenendo che l’arcivescovo Gustavo García- Siller “è perfettamente al corrente e rispetta profondamente” l’enciclica di papa Francesco.

Ha poi aggiunto che un terzo dei diritti d’estrazione mineraria proveniva da donazioni, mentre il resto “era stato acquistato nel corso degli anni per le finalità della chiesa”.

Le autorità delle altre diocesi del Texas non hanno risposte alle richieste di commento.

La lista delle altre compagnie che hanno firmato accordi di sfruttamento energetico con la chiesa negli ultimi anni include Apache corp, Cabot, Chesaeake, Devon Energy e Range resources, tutte protagoniste del recente boom del fracking.

Una portavoce dell’Apache ha confermato che la compagnia ha firmato un numero “molto esiguo” di accordi di sfruttamento con la chiesa cattolica, ma si è rifiutata di aggiungere ulteriori dettagli. Le altre compagnie non hanno risposto alle richieste di un commento.

Il fracking ha determinato un’impennata della produzione negli Stati Uniti, mettendo a disposizione dell’industria nuove riserve, e contribuendo al calo dei prezzi dell’energia in tutto il mondo. Ma il boom delle perforazioni ha suscitato preoccupazioni relative all’inquinamento, il cambiamento climatico e il rischio di terremoti provocati dall’immissione di acque reflue: timori che l’industria petrolifera reputa eccessivi.

L’American petroleum institute ha dichiarato che i progressi tecnologici e l’efficace regolamentazione hanno permesso alle compagnie che si occupano di perforazione di aumentare la produzione senza contaminare le riserve d’acqua o aumentare le emissioni di metano, uno dei gas responsabili dell’effetto serra.

(Traduzione di Francesco Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dalla Reuters il 22 settembre 2015 con il titolo “In clash with pope’s climate call, U.S. church leases drilling rights”.