14 ottobre 2015 15:07

Lo scrittore Marlon James ha vinto il Man Booker prize per il romanzo Breve storia di sette omicidi (Frassinelli). È il primo autore giamaicano a vincere il più prestigioso premio letterario riservato alle opere di narrativa in lingua inglese pubblicate nel Regno Unito. Fino all’anno scorso solo i romanzi scritti da autori cittadini del Commonwealth, dell’Irlanda e dello Zimbabwe potevano concorrere.

James ha detto che non si aspettava di vincere e per questa ragione non aveva preparato un discorso.

La carriera di Marlon James
James è nato nel 1970 a Kingston, in Giamaica, e vive a Minneapolis, negli Stati Uniti, dove insegna inglese e scrittura creativa in un college. Dopo gli studi in lettere ha lavorato nel settore pubblicitario. Il suo primo romanzo, Il diavolo e John Crow (Dalai Editore, 2008), rifiutato 78 volte dalle case editrici, è stato infine pubblicato nel 2005 e racconta la storia di due predicatori rivali nel 1957. Il secondo, The book of night women, pubblicato nel 2009, è ambientato in Giamaica all’inizio del diciannovesimo secolo e narra le vicende di una donna nata in schiavitù in una piantagione di zucchero.

Breve storia di sette omicidi
James ha lavorato al suo terzo romanzo per quattro anni. Inizialmente doveva essere un giallo breve, ma l’edizione italiana ha 708 pagine. Il romanzo comincia nel 1976, dal tentato omicidio di Bob Marley (chiamato “il Cantante”), per poi raccontare la storia giamaicana degli ultimi decenni: l’instabilità politica, le guerre tra gang e il traffico di droga.

L’incipit del romanzo:

Ascoltate.
I morti non smettono mai di parlare. Forse perché la morte non è affatto morte, è solo stare chiusi in castigo dopo la scuola. Sai da dove vieni ed è sempre da lì che torni. Sai dove vai anche se pare che non ci arrivi mai e sei morto e basta. Morto. Suona definitivo, invece è una parola che avrebbe bisogno di una forma progressiva

Le vicende di personaggi inventati si alternano a quelle di persone reali, tra cui esuli cubani, politici giamaicani e agenti della Cia. Diversi narratori si alternano nel testo, e il romanzo risulta un ibrido tra una narrazione lineare e una raccolta di racconti. Nel suo stile sperimentale la lingua creola giamaicana si mescola a diversi dialetti, e non mancano versi liberi e flussi di coscienza.

L’autorevole e temuta critica del New York Times Michiko Kakutani lo ha definito: “Epico in ogni senso della parola: ampio, mitico, sproporzionato, colossale e da vertigini”.

Il reggae secondo Marlon James
In un’intervista rilasciata a Tin House, James ha risposto a una domanda sugli album di musica reggae che ogni statunitense dovrebbe avere. L’elenco con cui James ha risposto:

  • Nightclubbing (1981) di Grace Jones
  • Heart of the congos (1977) dei Congos
  • Red (1981) dei Black Uhuru
  • True democracy (1982) dei Steel Pulse
  • King tubby meets rockers uptown (1976) di Augustus Pablo
  • More fire (2000) di Capleton