02 novembre 2015 18:30

Il 2 novembre è la Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, istituita nel 2014 dall’Unesco. La data è stata scelta per ricordare due giornalisti radiofonici francesi, Ghislaine Dupont e Claude Verlon, uccisi in Mali il 2 novembre del 2013. In occasione della ricorrenza è stato pubblicato World trends in freedom of expression and media development. Special digital focus 2015, un rapporto sulla libertà d’espressione e lo sviluppo dei mezzi d’informazione nel mondo. Dallo studio emerge che negli ultimi nove anni più di 700 giornalisti sono stati uccisi a causa del loro lavoro. Secondo le informazioni raccolte dall’Unesco, in meno del 6 per cento dei 680 casi, registrati dal 2006 al 2014, è stato trovato un colpevole.

Il rapporto spiega che negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza del fenomeno nei diversi paesi: nel 2013 le richieste da parte dell’Unesco di documentazione sui procedimenti giudiziari in corso sono state soddisfatte nel 30 per cento dei casi, e nel 2014 la percentuale è salita al 42 per cento. Nel 2015 gli stati si sono impegnati a rispondere all’Unesco relativamente al 46 per cento dei 641 casi di omicidio avvenuti tra il 1 gennaio 2006 e il 31 dicembre 2014.

Nel 2014, afferma Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, sono stati uccisi 87 giornalisti. Tra questi, dieci sono morti in Siria, otto in Palestina, sette in Ucraina, sei in Iraq, cinque in Libia e cinque in Afghanistan.