23 marzo 2017 19:00

Mari Katayama
Museum of modern art, Gunma, Giappone, fino al 20 marzo
Al centro della fotografia, Mari Katayama ti fissa con lo sguardo vuoto e un caschetto alla Louise Brooks. Illuminata da lucine natalizie e circondata da oggetti personali, indossa un corsetto color crema, seduta su un divanetto in stile Luigi XVI. Al suo fianco una bambola cucita a mano, a grandezza naturale, riproduce le sembianze dell’artista. Stese sul pavimento ci sono le protesi delle sue gambe smontate e le scarpe decorate con un’altra lucina scintillante. Katayama è nata con una malformazione congenita alle gambe, una patologia rara che ferma lo sviluppo osseo degli arti inferiori e nel suo caso ha provocato anche un difetto alla mano sinistra, che è simile alla chela di un granchio. Spesso nelle sue opere ricorre il motivo del granchio. Katayama lavora con il suo corpo usandolo come una scultura vivente, ma rifiuta di considerare la sua disabilità la protagonista dell’opera. A vent’anni ha cominciato a esporre soprattutto in Giappone, attirando l’attenzione di critici e collezionisti statunitensi ed europei. Lei non avrebbe mai immaginato di diventare un’artista. All’inizio cuciva per divertimento oggetti decorati con conchiglie, pizzi, cristalli, capelli, immagini, e postava su MySpace le foto, in cui era circondata dalle sue creazioni per mostrare agli amici quello che aveva fatto. Katayama vive a Ōta, nella prefettura di Gunma, e il suo studio, praticamente un’installazione in continuo divenire, è vicino a una fabbrica di dolci. The Guardian

Yayoi Kusama
Infinity mirrors_, Smithsonian’s Hirshhorn museum, Washington, fino al 14 maggio_
Nel 1965 a New York Yayoi Kusama realizzò la sua prima camera degli specchi, intitolata Campo di falli, che apre questa mostra all’Hirshhorn. Negli anni sono arrivate le altre, tutte allestite con specchi che riflettono le immagini all’infinito. Varcata la soglia della prima camera si entra in un altro mondo, dove si riflettono cactus in tutte le direzioni. A seguire, un paese popolato di meraviglie subacquee, coralli e anemoni di mare. È la prima mostra interamente dedicata agli specchi di Kusama. Si possono ammirare sei delle 19 stanze prodotte da Kusama nel corso della sua lunga carriera. Si entra uno alla volta e si esce dopo soli trenta secondi, il tempo massimo di permanenza. The New York Times

Michel Nedjar
Introspective, LaM, Villeneuve-d’Ascq, Francia, fino al 4 giugno
“Egregio signore, la sua arte è spaventosa, orribilmente tragica. Ma la vita è molto tragica e allora vale la pena di affrontarla senza tergiversare”. Sono le parole scritte da Jean Dubuffet a Michel Nedjar dopo aver ricevuto un’opera dell’artista per la sua collezione di art brut a Losanna. È il primo riconoscimento ufficiale fatto all’artista, affetto da schizofrenia e depressione cronica, che vive e lavora a Parigi dagli anni ottanta. Nedjar ha cominciato a creare bambole di stracci macerati nel fango e nel sangue animale dopo aver visto le immagini del documentario di Alain Resnais sui campi di concentramento nazista. Libération