L’aeroporto internazionale di Gibilterra, il 24 giugno 2016.

Il Regno Unito non vuole lasciare Gibilterra

L’aeroporto internazionale di Gibilterra, il 24 giugno 2016.
04 aprile 2017 13:05

Non si è dovuto aspettare molto per assistere a un aumento della tensione. Infatti, pochi giorni dopo l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona – che avvia formalmente il processo di ritiro del Regno Unito dall’Unione europea (Ue) – le autorità britanniche hanno reagito con forza per difendere il destino di Gibilterra.

All’origine di questa reazione c’è un documento presentato alla fine della scorsa settimana dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che prevede che la Spagna dovrà dare il suo assenso per consentire l’applicazione della Brexit anche al territorio britannico (lo è dal 1713), situato sulla punta meridionale della penisola iberica e rivendicato da Madrid. I circa trentamila residenti della Rocca avevano votato con una maggioranza del 96 per cento per restare nell’Ue.

Una prospettiva impensabile per Londra, che ha subito reagito con forza. Lord Howard, dirigente del Partito conservatore dal 2003 al 2005, ha sostenuto che la prima ministra Theresa May farà prova della stessa “determinazione” dimostrata da Margaret Thatcher nel 1982. In quell’anno la lady di ferro aveva mosso guerra all’Argentina per preservare l’egemonia britannica sulle Malvine (Falklands in inglese) nell’Atlantico meridionale.

In reazione ai tories – di cui il giornalista Paul Mason critica le “ossessioni imperialiste” – i liberaldemocratici e i laburisti hanno denunciato “sbruffonate” e le “dichiarazioni esplosive” del governo di Londra. Tuttavia questo non ha fatto arretrare l’esecutivo. Sul Sunday Telegraph il ministro degli esteri (e capofila del movimento favorevole alla Brexit) Boris Johnson ha assicurato che “Gibilterra non è in vendita né potrà essere negoziata o ceduta”.

“Il governo spagnolo è un po’ sorpreso dal tono adottato dal Regno Unito, un paese noto per la sua flemma”, ha risposto ieri il ministro degli esteri spagnolo Alfonso Dastis in occasione di un convegno a Madrid.

Sull’Independent l’editorialista Matthew Norman sottolinea “l’intransigenza infantile” delle due parti e in particolare di Londra. “Forse abbiamo perduto l’India, ma, diamine, il sole non tramonterà mai sui nostri macachi di Barberia – i cosiddetti macachi di Gibilterra – o sulle nostre pecore dell’Atlantico meridionale”, riferendosi alle Malvine/Falklands.

Da parte spagnola El Mundo si rallegra in un editoriale del fatto che per ora Madrid abbia avuto la meglio nella disputa, grazie al documento europeo7, definito un “grande successo” per la diplomazia nazionale. Ma il giornale di centrodestra si preoccupa anche delle conseguenze concrete della Brexit e in particolare della “tragedia” economica che comporterà.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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