12 ottobre 2020 14:59
  • È stato messo a punto un nuovo test molecolare rapido per il covid-19 che usa la tecnica di editing genetico nota come Crispr, che è valsa il Nobel per la chimica 2020 alle scienziate Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier. Secondo i risultati preliminari di uno studio presentato su medRxiv, il test è in grado d’individuare e segnalare in soli cinque minuti la presenza del virus sars-cov-2 nei campioni prelevati tramite tampone nasale. Inoltre, sembra poter dare anche un’indicazione della carica virale. Rispetto ad altri test Crispr già sviluppati negli ultimi mesi, questo nuovo test non richiede di amplificare l’eventuale rna virale per aumentare la probabilità d’intercettarlo. La soluzione proposta dai ricercatori guidati da Doudna consiste nel far lavorare in tandem i cosiddetti rna guida, che hanno la funzione di riconoscere la sequenza target dell’rna virale. Facendo lavorare più rna guida è possibile individuare il virus anche a basse concentrazioni. In caso di positività si attiva un segnale fluorescente la cui intensità sembra essere proporzionale alla carica virale. Melanie Ott, coordinatrice dello studio, spiega su Science che il test non raggiunge la sensibilità del cosiddetto tampone che usa la Pcr ma, oltre a essere rapido, ha il vantaggio di non richiedere molti reagenti né apparecchiature costose. Il segnale fluorescente può essere facilmente letto da una semplice fotocamera di smartphone installata su un dispositivo compatto a basso costo. Per la sua semplicità e portabilità il test potrebbe essere usato negli studi medici, nelle scuole e negli uffici. Tuttavia, lo studio su questo nuovo test deve ancora passare al vaglio della comunità scientifica.
  • Il 10 ottobre l’Europa ha registrato 123mila contagi, in Francia sono stati 27mila in un solo giorno. Diversi paesi prevedono nuove restrizioni o l’inasprimento di quelle attuali. In Germania la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato il 9 ottobre che, se i contagi non rallentano, arriveranno misure più restrittive, come la chiusura alle 23 di bar, locali e ristoranti, con coprifuoco in alcuni luoghi: “Torneremo a fare festa, a divertirci senza restrizioni. Ma in questo momento le cose più importanti sono altre”. La Spagna, che ha il maggior numero di casi in Europa, ha più di diecimila pazienti covid ricoverati in ospedale. La settimana scorsa ha registrato quasi 60mila nuovi contagi. Nel Regno Unito il primo ministro Boris Johnson presenterà il 12 ottobre un nuovo sistema di blocco a tre livelli, scrive il Guardian in un’anticipazione. Nel primo livello le restrizioni dovrebbero rispecchiare quelle già in vigore, nel secondo aumenteranno: le diverse famiglie non potranno più riunirsi nelle case, giardini compresi. Il terzo livello sarebbe il più drastico: nessun contatto con altre famiglie, restrizioni ai pernottamenti fuori casa. I luoghi di culto rimarrebbero aperti comunque e, al momento, non ci sono piani per chiudere le scuole in nessuno dei livelli.
  • La strategia scelta da Donald Trump dopo aver contratto il covid-19 si riassume in una parola: “immune” , scrive Bloomberg. L’11 ottobre il presidente degli Stati Uniti ha cominciato a sostenere che la sua immunità al sars-cov-2 sia un vantaggio rispetto al suo avversario, ma Twitter ha bloccato il suo post perché conteneva informazioni fuorvianti. Nel tweet Trump sosteneva di essere stato informato dai medici della Casa Bianca di non poter più contrarre né trasmettere il virus, ma al momento mancano dati sanitari ufficiali o tamponi negativi. Inoltre, la questione dell’eventuale immunità e della sua durata è tutt’ora oggetto di studio. Nel frattempo i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno segnalato 53.363 nuovi casi covid nelle ultime ventiquattro ore, con 577 morti. In totale sono 7.694.865 i contagi negli Stati Uniti, con 213.614 vittime.
  • L’11 ottobre, l’esercito israeliano ha cominciato a prendere in carico per la prima volta pazienti civili di covid-19, aiutando un ospedale sovraccarico della città di Haifa e aprendo due reparti in una struttura sotterranea fortificata e inutilizzata. Così, dopo la gestione degli “hotel coronavirus” dove passare la quarantena e il controllo dei test e tracciamento dei contatti, in Israele si espande ancora l’apporto dell’esercito nella lotta al covid-19. Circa cento medici, infermieri e paramedici dell’esercito si stanno unendo al personale del Rambam health care campus di Haifa, indossando un normale camice da ospedale: saranno indistinguibili dai medici civili. Nel frattempo continuano le proteste contro le misure anticovid del primo ministro Benjamin Netanyahu, nonostante il paese sia teoricamente in lockdown. Nella sera del 10 ottobre i canti di protesta si sono mescolati ai festeggiamenti per la Simchat Torah, con migliaia di persone in strada.
  • Il quadro dei sintomi del covid-19 è in continua evoluzione, scrive New Scientist. Inizialmente le autorità sanitarie avevano riconosciuto come sintomi chiave tosse, febbre e difficoltà respiratoria con una gravità diversa a seconda dell’età. La malattia sembrava infatti svilupparsi in forma più grave negli anziani e nelle persone fragili con malattie sottostanti. Ma con il diffondersi del virus si è visto che esiste un’ampia gamma di sintomi diversi che si sovrappongono e cambiano nel tempo. “L’effetto del virus può essere molto diverso da persona a persona”, afferma Carole Sudre del King’s college di Londra che, analizzando i dati di 1.653 utenti britannici dell’app Covid symptom study, ha identificato negli adulti sei “tipi” diversi di covid-19, con sintomi e prognosi differenziate. Nei bambini, in particolare quelli più piccoli, i sintomi sembrano in parte diversi. Secondo uno studio della Queen’s university di Belfast, che ha coinvolto un migliaio di bambini e ragazzi, i segnali più importanti di una possibile infezione da covid-19 in età pediatrica sono vomito, perdita di appetito e diarrea e non tanto febbre, tosse e perdita dell’olfatto come negli adulti. Più fattori potrebbero influenzare lo sviluppo della malattia a partire dalle caratteristiche genetiche ed epigenetiche della singola persona e dal contesto in cui si vive. Il riconoscimento tempestivo dei sintomi potrebbe servire per prevedere l’andamento della malattia e il livello di cura di cui il singolo paziente potrebbe aver bisogno, per valutare se e quando fare il test per confermare la diagnosi e, non da ultimo, per intercettare potenziali focolai sul nascere.
  • In Nepal per evitare il collasso del sistema sanitario, già precario prima della pandemia, il governo ha chiesto ai pazienti positivi di restare in isolamento fiduciario e di andare in ospedale solo se la malattia si aggrava. Secondo i dati del ministero della salute, i pazienti in terapia intensiva nel paese sono meno di 400, ma hanno già occupato tutti i letti disponibili. Circa 16mila persone sono in quarantena a casa, mentre altre undicimila sono in isolamento in istituti specifici o negli ospedali. Tra i 636 decessi, registrati dall’inizio della pandemia, molti sono avvenuti durante il trasporto in ospedale oppure in attesa di un letto in terapia intensiva. Il sistema sanitario nepalese non è pronto ad affrontare la rapida diffusione del nuovo coronavirus, anche se il tasso di mortalità è più basso rispetto ad altri paesi. Attualmente i casi positivi sono 31.356, il 10 ottobre è stato registrato un nuovo record giornaliero di 5.008 nuovi casi, mentre il totale dei contagi dall’inizio della pandemia ha superato i centomila, su una popolazione di 28 milioni di persone.
  • La commissione sanitaria di Qingdao, città portuale sulla costa orientale della Cina, ha annunciato che nei prossimi cinque giorni saranno fatti test di massa sull’intera popolazione (nove milioni di persone). La decisione è stata presa dopo che nella città sono stati registrati 15 nuovi casi positivi, tra cui nove asintomatici, collegati a un ospedale della città. La struttura, che si occupa del trattamento dei casi importati, è stata messa in quarantena insieme al pronto soccorso e alle abitazioni delle persone contagiate. Il nuovo focolaio di Qingdao, il primo a trasmissione locale dall’inizio di agosto, fa temere una nuova ondata di contagi causata dalla settimana di vacanza conclusa l’8 ottobre, durante la quale circa 637 milioni di cinesi si sono spostati dentro il paese.
pubblicità
  • Alcuni paesi dell’Asia e del Pacifico stanno gradualmente allentando le restrizioni per i viaggi internazionali in seguito a un calo dei contagi. Nell’ultimo mese Singapore ha stabilito accordi con diversi paesi tra cui Indonesia, Cina, Corea del Sud e Vietnam con i quali sono ripresi i collegamenti per motivi di lavoro o istituzionali. I passeggeri devono sottoporsi al tampone sia alla partenza sia all’arrivo. Nonostante la riapertura, il ministro dei trasporti di Singapore ha fatto sapere che il principale aeroporto della città-stato ha servito solo l’1,5 per cento del volume dei passeggeri abituali nell’ultimo mese. L’Australia, invece, è in trattative con il Giappone, la Corea del Sud e Singapore. Ai neozelandesi sarà concesso di spostarsi verso alcune zone dell’Australia, ma al ritorno dovranno sottoporsi al test e alla quarantena obbligatoria al costo di duemila dollari a persona. In Giappone il governo sta pianificando la rimozione del divieto per i passeggeri dalla Cina e da altri undici paesi tra cui Taiwan, Australia, Vietnam e Malaysia. Inoltre è concesso di rientrare in Giappone a un massimo di diecimila persone al giorno tra residenti, cittadini e possessori di un visto, dopo essere risultati negativi al tampone.