Il prototipo di auto senza conducente chiamato Lutz Pathfinder Pod, a Londra, l’11 febbraio 2015.

Come comunicheranno i pedoni con le auto che si guidano da sole

Il prototipo di auto senza conducente chiamato Lutz Pathfinder Pod, a Londra, l’11 febbraio 2015.
02 settembre 2016 16:04

Un’automobile che si guida da sola non ha bisogno di volante, specchietto retrovisore o finestrini per andare dove deve andare. Ma è probabile che i primi modelli avranno comunque questi accessori, e non solo perché potrebbero essere richiesti per legge.

Nei prossimi anni, mentre decideremo che tipo di sentimenti provare nei confronti delle auto che si guidano da sole, il loro aspetto sarà importante quanto il modo in cui funzionano.

“Quando progettiamo un dispositivo nuovo possiamo dargli qualunque forma, giusto?”, osserva Robert Brunner, un designer industriale che per anni ha lavorato alla Apple e che oggi ha il suo studio di progettazione. “Ma dovremmo anche fare in modo che le persone si possano rapportare alla tecnologia e la capiscano”. I veicoli automatici, secondo lui, dovrebbero essere intuitivi e ispirare fiducia. Come minimo non dovrebbe essere “una roba nera minacciosa piena di luci rosse”.

Impariamo fin dalla nascita come comunicare con gli altri, ma comunicare con le macchine è una cosa molto diversa

Ingegneri e progettisti dovranno tenere conto anche delle difficoltà che accompagnano il mondo delle auto senza conducente. Per esempio: in che modo comunicheranno con gli automobilisti, i pedoni e i ciclisti? I fari abbaglianti, le luci di stop e i lampeggiatori d’emergenza possono sicuramente essere automatizzati, ma esistono gesti e segnali umani che fanno parte del modo in cui usiamo le strade, come il contatto visivo o i segnali con la mano, e che una macchina non può emulare con precisione.

La comunicazione tra auto senza conducente e pedoni potrà funzionare solo se i pedoni risponderanno agli stimoli delle auto. Ma fare in modo che le persone rispondano a nuovi segnali, o anche solo fare sì che li capiscano, non è semplice.

A tal proposito le idee non mancano: le auto senza pilota potrebbero produrre dei segnali sonori, istruzioni vocali o mostrare dei testi per comunicare la loro prossima mossa. Ma pochi di questi sistemi sono stati testati. “La vera sfida è comprendere quali problemi stiamo cercando di risolvere. In fin dei conti, si tratta di sistemi umani”, dice Chris Rockwell dello studio Lextant.

“Dal nostro punto di vista, i veicoli e i sistemi di guida automatici diventeranno la norma”, continua. “È un processo inevitabile. Ma la sfida non riguarderà tanto la tecnologia, quanto la psicologia. Sarà fondamentale ottenere la fiducia delle persone: non solo quella dei passeggeri, ma anche quella dei pedoni”.

Molta prudenza
Nel tentativo di capire meglio come i pedoni reagiranno ai veicoli automatici, alcuni ingegneri robotici dell’università di Duke hanno fatto un esperimento per confrontare l’efficacia di diversi prototipi nella comunicazione tra veicoli e pedoni.

I ricercatori hanno usato un furgone che sembrava un veicolo senza guidatore munito di uno schermo dove c’erano le scritte walk (cammina), don’t walk (non camminare) e la velocità a cui stava viaggiando. “L’idea era che i partecipanti avrebbero usato il misuratore di velocità per decidere se fosse prudente attraversare”, racconta Michael Clamann, ingegnere robotico a Duke e uno degli autori principali dell’articolo sull’esperimento.

È emerso è che molti pedoni hanno ignorato il monitor e si sono affidati a comportamenti standard, come giudicare a occhio la velocità dell’auto e valutare quanto velocemente attraversare la strada.

“Chi progetta queste auto deve tenere presente che le persone si affideranno a vecchie abitudini quando dovranno interagire con le nuove tecnologie”, dice Clamann. Parte del problema è che per essere utile, il testo sul display deve essere enorme. E anche quando lo è, molte persone comunque lo ignorano. Quindi uno schermo progettato per mostrare un semplice messaggio come ‘attraversamento sicuro’ avrebbe bisogno di uno schermo di almeno 47 pollici”, scrivono i ricercatori.

“Oggi pedoni e guidatori comunicano allo stesso modo. In futuro questa comunicazione sarà tra un essere umano e una macchina, e ci sarà bisogno di nuovi studi e progettazioni prudenti”, mi ha spiegato Clamann. “Impariamo dalla nascita come comunicare con le altre persone, ma farlo con delle macchine è totalmente diverso. Dobbiamo fare in modo che i display e i segnali funzionino come vogliamo, prima di metterli sul mercato”.

Negli Stati Uniti circa cinquemila pedoni sono stati uccisi dalle automobili nel 2014, secondo i dati della National highway traffic safety administration. Le auto senza conducente potrebbero ridurre in modo significativo questi numeri. Anche se, come hanno scoperto i ricercatori di Duke, molti incidenti succedono perché i pedoni hanno attraversato la strada in modo avventato. Anche le migliori automobili automatiche non potranno evitare del tutto gli incidenti, a meno che non trovino il modo di spingere i pedoni a essere più prudenti.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su The Atlantic.

This article was originally published on Theatlantic.com. Click here to view the original. © 2016. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency

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