Ludmila da Silva e Andressa Alves da Silva della nazionale brasiliana con la centrocampista australiana Chloe Logarzo (al centro) a Montpellier, Francia, il 13 giugno 2019. (Eric Gaillard, Reuters/Contrasto)

Per le brasiliane il mondiale ormai è un’ossessione 

Ludmila da Silva e Andressa Alves da Silva della nazionale brasiliana con la centrocampista australiana Chloe Logarzo (al centro) a Montpellier, Francia, il 13 giugno 2019. (Eric Gaillard, Reuters/Contrasto)
17 giugno 2019 15:14

Questo articolo fa parte di una serie del Guardian dedicata ai Mondiali di calcio femminile in corso in Francia. La serie presenta le 24 squadre qualificate con i contributi di giornalisti ed esperti del rispettivo paese.

Panoramica

Questa potrebbe essere l’ultima avventura di Marta Vieira da Silva (per tutti semplicemente Marta) con la nazionale brasiliana e il sogno è ancora, naturalmente, che la più grande giocatrice di tutti i tempi possa conquistare la Coppa del mondo. La verità, tuttavia, è che non si tratta di un’ipotesi molto realistica.

Questa delle brasiliane è una generazione di calciatrici ormai arcistufe dei loro insuccessi, traumatizzate dalle delusioni passate, e ancora alla ricerca di una vittoria ai Mondiali. Il danno psicologico è stato profondo e questo gruppo di giocatrici sa anche di essere ormai indietro rispetto ad altre squadre che nel frattempo sono migliorate. Purtroppo non sono più tra le favorite.

Il loro stato di forma, dopo aver vinto la Coppa America nell’aprile del 2018, è estremamente scarso. Le canarinhas hanno raccolto solo una vittoria nelle successive undici partite, perdendo nove amichevoli consecutive. È vero che la Federazione calcio brasiliana (Cbf) ha dovuto affrontare alcune rivali di peso, quali Giappone, Stati Uniti e Australia, ma ha perso anche contro la Scozia.

Uno dei motivi è la mancanza di esperienza tattica dell’allenatore, Oswaldo Alvarez, e del fatto che questi faccia spesso giocare le proprie giocatrici fuori ruolo. La realtà è che il suo 4-4-2 all’antica sembra più adatto alla Premier league di vent’anni fa che al calcio internazionale di oggi. Il sistema ha reso la squadra vulnerabile dal punto di vista difensivo e sembra anche esaurire le energie di Marta al punto da non metterla nelle migliori condizioni una volta arrivata in area di rigore.

La difesa ha faticato senza Raffaelle Souza, che sta recuperando dall’operazione al ginocchio del novembre 2018. La sua sostituta, Érika Cristiano dos Santos, ha stentato. Ci sono anche dubbi sulla qualità della squadra in attacco: Beatriz “Bia” Zaneratto, giocatrice degli Incheon Hyundai Steel Red Angels, si è rotta il perone e l’esperta attaccante del São Paulo, Cristiane Rozeira de Souza Silva, rischiava di non esserci a causa di problemi muscolari.

Ciò detto, ci sono ancora molte speranze nelle capacità di Marta e l’infaticabile Miraildes “Formiga” Maciel Mota non dà segni di cedimento. Questa quarantunenne ha recentemente firmato un nuovo contratto di due anni con il Paris Saint Germain ed è alla sua settima Coppa del mondo. Ma la squadra ha anche alcune giovani, come l’attaccante Geyse Ferreira (21 anni, del Benfica). Purtroppo la ventiduenne Adriana Leal da Silva, tra le convocate della squadra, ha dato forfait per un grave infortunio al ginocchio.

Allenatore

Noto semplicemente come Vadão, Oswaldo Alvarez, 62 anni, si è fatto conoscere nel 1992 quando la sua squadra, il Mogi Mirim, ha preso d’assalto il campionato statale di São Paulo con il suo “calcio totale”, paragonato a quello dell’Olanda di Johan Cruyff (anche se lo aiutava il fatto di poter contare su un giovane Rivaldo). Vadão ha poi allenato alcune delle grandi squadre brasiliani, come Atlético Paranaense, Corinthians e São Paulo, tra il 1999 e il 2001. Ha poi allenato molti altri club in Brasile e Giappone prima di essere assunto come tecnico della nazionale femminile nel 2014. Nell’ultima Coppa del mondo femminile, nel 2015, il Brasile è stato eliminato agli ottavi di finale, finendo invece quarto ai giochi olimpici, organizzati in casa, un anno dopo.

Se n’è andato alla fine del 2016, sostituito da Emily Lima, una centrocampista nata a São Paulo e che giocava per la nazionale portoghese. Questa è diventata la prima donna ad allenare la nazionale, venendo però licenziata nel 2017, quando la Cbf ha richiamato Vadão.

La stella della squadra

Con addirittura sei premi Fifa come miglior giocatrice del mondo vinti, non ci sono dubbi su chi sia la top player di questa squadra: Marta. A 33 anni, le qualità tecniche del numero dieci sono ancora da mozzare il fiato e al momento non ci sono eredi per la sua corona. Oggi copre meno spazio in campo e cerca di rimanere più vicina all’area di rigore, ma questo si rivela a volte difficile nel sistema di Vadão.

Lo sapevate?

Figlia di un camionista e di una casalinga della regione metropolitana di São Paulo, Cristiane spesso trascurava i lavori domestici per giocare a calcio coi ragazzi in strada. Aveva anche una maniera poco ortodossa di giocare con le sue bambole. “Per me tutto era calcio”, dice, raccontando di come mozzasse le teste delle bambole per usarle come pallone. Aveva sempre un’amica che faceva da sentinella per dirle quando sua madre stava tornando a casa, ammettendo però che “i miei piedi sporchi mi tradivano sempre”. Da giovane la sua voglia di giocare era tale da farla camminare 50 minuti per raggiungere il luogo degli allenamenti.

Breve storia del calcio femminile in Brasile

Arrivato per la prima volta a Rio de Janeiro come attrazione da circo negli anni trenta, il calcio femminile in Brasile venne vietato da un decreto presidenziale firmato da Getúlio Vargas nel 1941, rimasto in vigore fino al 1979 e fondato sull’idea che il calcio fosse “incompatibile con le condizioni della natura femminile”. È stato quindi solo negli anni ottanta che il calcio femminile ha preso il volo e ha cominciato a diffondersi.

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Il primo campionato nazionale è partito nel 1983 ed è durato fino al 2003. Dopo un’interruzione di tre anni il torneo è diventato la Coppa del Brasile e dal 2013 sono state sperimentate molte formule diverse. I progressi fatti sono stati enormi, però: la principale lega è composta oggi da 16 club e tutte le squadre maschili sono tenute ad averne anche una femminile se vogliono mantenere la loro licenza professionale. Questo ha spinto alcuni dei principali club a unire le forze con squadre femminili già esistenti.

La nazionale ha debuttato solo nel 1986, contro Stati Uniti e Cina, ma sono passati anni prima che potesse giocare di nuovo. Il Brasile ha partecipato a tutte le Coppe del mondo, finendo secondo nel 2007. Le canarinhas hanno portato a casa anche due medaglie d’argento olimpiche ad Atene 2004 e Pechino 2008.

Quale giocatrice sorprenderà tutti alla Coppa del mondo?

L’attaccante Geyse ha segnato 49 reti in 27 partite per il Benfica e ha appena 21 anni. Potrebbero esserci alcuni dubbi relativi al livello a cui è abituata a giocare, visto che il Benfica milita nella serie B portoghese e nella scorsa stagione ha ottenuto alcune vittorie pesanti (32-0 contro il Pego e 22-0 sull’União Almeirim). Ma è anche stata capocannoniere al campionato sudamericano under 20 con 12 reti e adesso sembra pronta a impressionare ai livelli più alti.

Qual è l’obiettivo realistico per il Brasile in Francia?

Raggiungere i quarti di finale sarebbe un ottimo risultato. Quando si parla di Brasile e calcio insieme le attese sono sempre enormi, ma arrivare agli ottavi sarebbe già un discreto traguardo, visto che la squadra affronta Italia, Australia e Giamaica nel girone di qualificazione.

Budget annuale della nazionale femminile (rispetto a quella maschile)

È impossibile dire quanto venga investito per la nazionale. Nei suoi bilanci la federazione calcio brasiliana mette insieme tutte le sue spese, comprese quelle per le squadre giovanili, sia maschili sia femminili. Per fare un confronto, la nazionale maschile costa 125 milioni di reais (28,5 milioni di euro) all’anno, mentre la Cbf ne riserva dieci milioni all’anno al campionato femminile.

Numero di calciatrici tesserate

3.239 (fonte Cbf).

(Traduzione di Federico Ferrone)

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