Una manifestazione dell’opposizione a Caracas, Venezuela, 26 gennaio 2019.

Tre scenari possibili in Venezuela

Una manifestazione dell’opposizione a Caracas, Venezuela, 26 gennaio 2019.
01 febbraio 2019 12:12

Nicolás Maduro gioca a guadagnare tempo e si affida alle sue risorse interne per indebolire la protesta di piazza e neutralizzare le minacce provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa. Da parte sua Juan Guaidó fa pressione per una rapida caduta di Maduro e fa di tutto per trarre vantaggio dal sostegno internazionale, dall’impatto dei provvedimenti finanziari e dall’annuncio della presenza di cinquemila soldati statunitensi al confine col Venezuela.

Entrambi sanno che il tempo è finito e che gli eventi produrranno degli scenari molto complicati, come nuove elezioni, l’isolamento internazionale o uno scontro militare.

Analizziamo questi scenari.

Nuove elezioni
La maggioranza dei paesi, tanto quelli che riconoscono Guaidó come quelli che fanno lo stesso con Maduro, considera questa ipotesi come la più sensata. Guaidó mostra di essere d’accordo però a condizione “che siano trasparenti”. Nicolás Maduro rifiuta questa opzione, che però potrebbe essere una via d’uscita per evitare l’isolamento internazionale e lo scontro militare. Maduro, se deciderà di giocarsi questa carta, lo farà solo a condizione che “si mantengano le istituzioni elettorali”. Questo potrebbe spingere la situazione attuale verso dei negoziati elettorali.

Isolamento internazionale
Se non si riuscisse a giungere a una soluzione elettorale, né a una rinuncia concordata da parte di uno dei due uomini, il paese entrerebbe in un isolamento internazionale segnato soprattutto dal blocco dei conti internazionali, da embarghi economici e da limitazioni commerciali. Nicolás Maduro potrebbe scommettere su questo scenario confidando nell’aiuto della Russia e della Cina, visto che la Turchia non dispone delle risorse necessarie a farlo respirare, al di là degli annunci ai giornali. L’aiuto della Russia dipende da come evolveranno le relazioni tra Donald Trump e Vladimir Putin: al di là della rivalità tra i due paesi, entrambi i leader sanno quale mosse intraprendere sullo scacchiere internazionale. Putin ha inoltre dato prova di non voler sacrificare il rapporto con Trump, a meno di prospettive che davvero danneggino i suoi obiettivi. La Cina, da parte sua, veglia pragmaticamente sui suoi interessi commerciali.

Scontro militare
Si tratto di uno scenario che né Guaidó né Maduro desiderano accelerare. Entrambi mostrano i muscoli e graffiano quando possono, ma sanno che il costo in termini di vite umane sarebbe alto. Nessuno dei due conosce con certezza la realtà dei comandi militari: Guaidó confida che truppe e dirigenti di medio livello si schiereranno a suo favore, mentre Maduro si fa forte del sostegno degli alti comandi.

I governi dei paesi che sostengono Guaidó e quelli dei paesi favorevoli a Maduro si dividono nel loro sostegno a questa soluzione. Gli Stati Uniti mostrano gli artigli, mentre l’Unione europea sollecita nuove elezioni. Il Nicaragua è favorevole al conflitto, mentre El Salvador sostiene le elezioni. Tanto all’interno quanto all’esterno lo scontro militare è la soluzione meno auspicata.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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