10 settembre 2022 09:03

Nelle notti, abbastanza frequenti, in cui soffro d’insonnia, nessuna combinazione di melatonina, coperte e rumore bianco può aiutarmi. Esiste solo una cura per le mie pene: il mio gatto Calvin, sdraiato sulle spalle, che mi fa addormentare con le sue fusa.

Per i membri più anziani del club delle fusa, le ragioni sono evidenti. Le fusa sono il tè caldo, il fuoco scoppiettante e i biscotti appena sfornati, il tutto avvolto in un abbraccio foderato di pile; sono il balsamo sonoro di un ruscello gorgogliante, la preparazione del caffè all’alba. È la gratificazione emotiva incarnata, un segno
che “abbiamo reso felici i nostri animali domestici”, una sensazione maledettamente bella, dice Wailani Sung, veterinario comportamentale presso la Società per la prevenzione della crudeltà contro gli animali (Spca) di San Francisco.

Ma le fusa, uno dei suoni più riconoscibili nel regno animale, sono anche uno dei più misteriosi. “Nessuno sa ancora come sono emesse le fusa”, afferma Robert Eklund, fonetico e linguista presso l’Università di Linköping, in Svezia. Anche gli esperti non sanno esattamente quale significato abbiano. I gatti fanno le fusa quando sono felici, ma a volte anche quando sono ansiosi o impauriti, quando hanno le doglie, e anche quando stanno per morire. I gatti sono forse le creature più imperscrutabili che gli umani accolgono nelle loro case, e le fusa sono il suono più imperscrutabile che producono.

Piccoli ventriloqui felini
C’è un certo consenso su cosa siano le fusa. In senso stretto, si tratta di un suono ritmico e rimbombante prodotto sia durante le espirazioni, come avviene nella maggior parte delle vocalizzazioni animali, sia durante le inspirazioni, senza interruzioni tra le due fasi. Le fusa sono emesse anche con la bocca completamente chiusa, come se fossero frutto di piccoli ventriloqui felini e il suono scaturisce dal corpo a una frequenza che si estende tra i venti e i 150 hertz.

Gli orsi e i porcellini dIndia possono imitare il suono delle fusa, ma sono pochi gli animali in grado di farle per davvero

Negli anni sessanta uno scienziato ipotizzò che le fusa fossero il prodotto del sangue che scorre attraverso la vena cava, un vaso che riporta il sangue del corpo al cuore, ma questa idea fu poi smentita. Oggi si ritiene che la fonte sia la laringe: il cervello invia segnali elettrici alle corde vocali, spingendole ad aprirsi e chiudersi come piccole porte muscolari.

Molti animali possono imitare il suono delle fusa, per esempio gli orsi e i porcellini d’India. Ma sono pochi gli animali in grado di fare le fusa: oltre ai gatti domestici, possono farlo le genette, piccoli sosia dei gatti originari dell’Africa. Lo stesso vale per linci, gattopardi americani e decine di altri membri della famiglia dei felini. Eklund mi ha parlato di un ghepardo in cattività, di nome Caine, che emetteva fusa rimbombanti “dal momento in cui si svegliava fino a quello in cui si addormentava”. Ma leoni, tigri e giaguari non sono in grado di emettere gli stessi suoni e gli scienziati non hanno mai documentato alcun gatto che possa sia fare le fusa sia ruggire.

Gli scienziati non sanno dire con certezza cosa distingue chi fa le fusa da chi non le fa. La differenza potrebbe essere legata alla lunghezza, alla forma o allo spessore della scatola vocale di alcune specie, o con l’architettura dei tessuti che la circondano; o forse con la compattezza del loro ioide, un osso a forma di u sospeso nella gola. O forse no. Le fusa non sono facili da studiare: i felini di solito
tendono a non riprodurre questo suono quando sono circondati da ricercatori nei laboratori.

Qualunque sia il funzionamento meccanico, alcuni gatti fanno le fusa fin dalla nascita e cominciano a far girare i loro piccoli motori entro pochi giorni dall’uscita dal grembo materno, quando sono ancora ciechi e sordi. Sembra che i gattini e le madri si scambino i suoni come forma di comunicazione precoce, lanciandosi messaggi essenziali come “ho fame” e “arriva la mamma”, dice Hazel Carney, veterinaria ed esperta di fusa che vive nell’Idaho, dove si occupa anche dei suoi tre gatti: Wyatt Earp, Calamity Jane e Hi Ho Silver. Queste prime associazioni positive potrebbero essere parte del motivo per cui le fusa persistono anche in età adulta, riapparendo ogni volta che i gatti si accoccolano sui loro esseri umani preferiti. Oppure quando mangiano un cibo particolarmente gustoso.

Zazie Todd, esperta di comportamento animale e autrice del libro Purr: _the science of m__aking your cat happy_ (Purr: la scienza di far felice il tuo gatto), mi ha raccontato che uno dei suoi gatti, Harley, a volte emette un brontolio nel momento in cui lei entra in una stanza, il che è “davvero adorabile”. Per altri felini, mi ha detto Sung, il semplice contatto visivo con un essere umano amato può essere sufficiente ad attivare quel motore.

Autoconsolarsi
Ma gli ingranaggi delle fusa possono attivarsi anche in circostanze molto meno allegre. Mikel Delgado, esperta di comportamento felino in California, mi ha raccontato che una volta aveva un gatto che faceva le fusa dal veterinario. Sung ha perfino sentito il rumore mentre inseriva un catetere in un gatto di cui si occupava. Gli scienziati possono solo fare ipotesi su cosa accada in quei casi. Carney mi ha detto che in alcuni animali le fusa potrebbero essere una sorta di tic vocale, come una risata nervosa; i gatti potrebbero anche cercare di inviare richieste di aiuto o messaggi di avvertimento a chiunque osi avvicinarsi.

O forse le fusa nei momenti difficili sono una forma di autoconsolazione, dice Jill Caviness, veterinaria ed esperta di gatti presso l’università del Wisconsin a Madison, oltre che proprietaria di un felino di nome Electron. Potrebbero anche essere un tentativo del gatto di ingannare il proprio corpo, afflitto dal dolore, e
portarlo a uno stato di minore stress.

All’inizio degli anni ottanta un ricercatore aveva avanzato l’idea che le fusa potessero addirittura avere proprietà palliative per i gatti, emettendo frequenze vibratorie che potevano, per esempio, accelerare la guarigione di ferite oppure ossa rotte. “L’idea non è del tutto assurda”, mi ha detto Eklund. La terapia vibratoria si è dimostrata promettente in animali come i conigli. Anche la Nasa l’ha perseguita, sperando di evitare, o addirittura invertire, la perdita di tessuto osseo negli astronauti che passano lunghi periodi nello spazio. Carney ha avuto molti clienti i quali “giurano che i gatti che facevano le fusa accanto a loro mentre erano malati gli hanno impedito di morire”, mi ha detto.

Le fusa sono sottili e intime, una forma di comunicazione che si basa sulla vicinanza e sulla prossimità

Ma sfortunatamente le cose non sono così semplici: sebbene i gatti possano fare le fusa a frequenze analoghe a quelle utilizzate nella terapia vibrazionale, nessuna delle ricerche su questi trattamenti ha effettivamente coinvolto dei felini. “Non credo che ci siano studi che dimostrano che se un gatto che fa le fusa ti sta seduto sulle gambe per quindici minuti al giorno quando sei malato, allora si guarisce più rapidamente”, mi dice Caviness. E lo stesso vale per gli effetti delle fusa su chi le emette. Carney è più aperta all’idea della guarigione, anche se lei stessa ammette che probabilmente le persone si sentono meglio vicino ai loro gatti non tanto per gli effetti delle vibrazioni delle fusa sui tessuti umani, quanto per il fatto che l’animale da compagnia è, di per sé, un “balsamo psicologico”.

Fusa di ogni tipo
La comunicazione dei gatti sta vivendo un vero e proprio boom di ricerca – Eklund mi ha detto che appaiono nuovi articoli sull’argomento “praticamente ogni settimana”– e le fusa sono forse meno enigmatiche di quanto non lo siano
mai state. Ma tra gli animali che riproducono le vocalizzazione dei gatti, questi brontolii possono ancora essere insolitamente difficili da analizzare, anche perché, in contesti diversi, le fusa hanno un suono molto simile. Anche i miagolii possono essere un po’ criptici, ma hanno una logica più facile da discernere: non è
così difficile distinguere il miagolio del mio Calvin quando dice “dammi da mangiare, sto davvero morendo di fame” dal suo “perché sono in questo trasportino” con tanto di urla annesse.

Carney, che ha passato anni ad ascoltare fusa di ogni tipo, mi ha detto che queste differenze possono esistere: i brontolii di gioia tendono a essere più melodiosi e più bassi, mentre quelli ansiosi tendono a essere più alti e più duri. Uno studio di qualche anno fa suggeriva che gli esseri umani fossero in grado di riconoscere le fusa “di sollecitazione” dei loro animali domestici – un suono urgente e acuto che i gatti emettono quando cercano cibo – dalle solite fusa che facevano regolarmente. Ma differenze come queste sono molto difficili da riconoscere, soprattutto in gatti sconosciuti; perfino gli studenti di veterinaria di Caviness non riescono a distinguerli in clinica, ha detto.

Inoltre, a differenza di molti altri versi dei gatti, le fusa sfuggono ostinatamente all’imitazione umana (anche se alcuni utenti di YouTube potrebbero dissentire). Gli esseri umani possono facilmente rispondere ai loro gatti con un miagolio, “è come una lingua pidgin molto rudimentale”, dice Eklund. Ma le fusa? Il nostro
cervello e la nostra gola non sono predisposti per riprodurre questo suono. Il che, per me, è una piccola tragedia: i brontolii dei miei due gatti, Calvin e Hobbes, sono messaggi d’amore, di gioia, di beatitudine; sono un feedback tattile e uditivo al mio tocco. Sono un segno di affetto che posso ricevere, ma che non posso restituire.

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Alcuni dispositivi e colonne sonore possono offrire dei sostituti. Ci sono delle cliniche veterinarie che diffondono musica per gatti nelle sale d’esame, con un sottofondo di fusa calmanti. Delgado mi ha detto che un gattile in cui lavorava ha acquistato macchine per allattare i gattini orfani, che sono dotate di fusa sintetiche. Gli appassionati di fusa possono inoltre ascoltare il podcast di un gatto arancione irlandese di nome Bilbo, che fa le fusa per trenta minuti di fila.

Le fusa sono una barriera linguistica che non abbiamo ancora superato. Il che, per certi versi, è molto, molto “gattesco”. Gli esseri umani hanno passato generazioni a incrociare razze di cani in modo che emulassero al meglio le emozioni delle persone, usando i loro occhi pieni di sentimento e le loro bocche bavose e sorridenti. I gatti, invece, continuano a sfruttare la loro inafferrabilità: il loro muso non è evolutivamente predisposto per emulare espressioni umane, e si esprime sempre con la tipica “faccia a riposo”.

Anche rispetto ad altre vocalizzazioni dei gatti, le fusa sono sottili e intime, una forma di comunicazione che si basa sulla vicinanza, sulla prossimità, sulla comprensione dei desideri e dei bisogni del gatto. E forse, a volte, sulla comprensione dei nostri.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.