Cartoline da Tripoli

La vita quotidiana nella capitale libica raccontata dal regista Khalifa Abo Khraisse.

Il festival Here Benghazi promosso dal ministero della cultura libico a Bengasi, l’11 gennaio 2016.

In Libia si spengono le luci della cultura e della scienza

Il festival Here Benghazi promosso dal ministero della cultura libico a Bengasi, l’11 gennaio 2016.
17 febbraio 2017 13:11

Leggi! È la prima parola del Corano. Il libro sacro si apre con questo comandamento, il primo comandamento alla nazione islamica, prima della preghiera e del digiuno, prima di qualsiasi altra cosa: Dio, molto semplicemente, ha detto “Leggi”.

E se si legge il Corano, ci sono tanti altri versi in cui si ordina alle persone di acquisire la conoscenza: “Signore mio, accresci la mia conoscenza” (20:114). “Dio ha innalzato ad alti gradi coloro che hanno prestato fede e coloro ai quali è stata data la sapienza” (58:11). E il profeta ha dato seguito a questa missione, ordinando in più di un’occasione ai musulmani di leggere e acquisire la conoscenza.

Di recente le autorità della Libia orientale hanno sequestrato a un posto di blocco un camion che trasportava libri viaggiando dalla città di Tobruk a Bengasi. La direzione di polizia di Al Marj ha diffuso un video e delle immagini della cattura, in cui si vedono i libri presi dal camion e mostrati, con il commento dei salafiti del ministero degli affari religiosi in sottofondo. La confisca dei libri è stata spiegata in questi termini: “I libri promuovevano lo sciismo, il sufismo, il cristianesimo, l’ebraismo, il secolarismo, l’ateismo, la Fratellanza musulmana, la pornografia e la stregoneria. C’erano inoltre dei libri che appartenevano all’organizzazione ebrea di Daesh”, il nome arabo del gruppo Stato islamico.

Guardare i libri che bruciano
La prima reazione di Khalid Najim, direttore dell’autorità per la cultura del governo con sede nella Libia orientale, è stata una ferma condanna di quest’azione, definita “una violazione flagrante della libertà di pensiero”, “inaccettabile”. Ha inoltre dichiarato: “I libri confiscati erano stati già controllati dalle autorità per assicurarsi che non fossero motivo di scandalo”.

Pochi giorni dopo questa condanna, però, si è congratulato per la cattura dei libri. “Ringrazio e apprezzo la direzione di sicurezza di Al Marj per la confisca dei libri. È stata una procedura legale perché i libri non avevano il permesso di entrare nel paese”.

Attraverso il video e le foto, molti utenti dei social media sono riusciti a identificare alcuni titoli, tra cui le opere di Dan Brown, Friedrich Nietzsche e Paulo Coelho. Il romanziere brasiliano ha parlato di questa vicenda dal suo account Twitter: “Sto contattando l’ambasciata brasiliana. Non possono farci molto ma non posso starmene senza fare niente mentre i miei libri vengono bruciati”.

Sono d’accordo con lui: nessuno può farci molto, soprattutto tenendo conto del fatto che la missione diplomatica brasiliana in Libia non si trova neppure in Libia. I libici avrebbero potuto solo condannare il gesto con l’hashtag “I libri si leggono, non si confiscano”.

Un genio del pianeta saudita
In un episodio collegato a questo, in occasione della preghiera del venerdì le moschee della Libia orientale hanno attaccato il secolarismo nel corso di un sermone unificato, tenuto per la prima volta dopo la caduta di Gheddafi. Hanno pubblicato il sermone sul loro profilo Facebook ufficiale, attaccando il secolarismo e la filosofia e chiedendo alla gente di non leggere più questi libri. Detto in altri termini: “Non leggete!”.

Pochi giorni fa, un talk show in onda sulla televisione libica ha avuto un ospite molto speciale, uno studioso salafita saudita di nome Osama Al Atibi. Ha parlato praticamente di tutto quello che accade in Libia, appoggiando sia la confisca dei libri sia Khalifa Haftar. La parte più interessante però è stata quando ha sostenuto, come hanno già fatto molti altri studiosi sauditi, che la Terra non gira attorno al Sole! Non solo, ma ha insistito nel dire che la Terra è piatta! Non so proprio come abbia fatto il conduttore della trasmissione a mantenere un’espressione neutra mentre rivolgeva le sue domande a questo genio del pianeta saudita.

Anche in questo caso si può fare un piccolo gesto. Forse avrebbero dovuto condannarlo con l’hashtag “Eppur si muove”.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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