06 maggio 2020 15:54

Classi meno numerose e orari ridotti, genitori che li accompagnano e li aspettano ai cancelli delle scuole invece dei mezzi pubblici sovraffollati, per alcuni alunni nelle città cinesi il ritorno a scuola ha comportato condizioni migliori rispetto a prima della pandemia.

Mentre quasi tutte le province cinesi hanno ormai ripreso le lezioni, le grandi città sono state più lente a reagire per timore di una seconda ondata di contagi. All’inizio di maggio, con un ritardo di oltre due mesi, Pechino, Shanghai e altre città hanno riaperto le scuole per gli studenti che devono fare gli esami di fine anno, con delle novità fondamentali pensate per impedire la diffusione del virus.

A Pechino ora le scuole chiudono alle 15.30, un sollievo per gli studenti abituati a restare fino a tardi per ripassare le lezioni e a cenare a scuola. Le classi possono accogliere un massimo di venti studenti, invece di trenta, dicono Shirley Wu e Maya Ting, che hanno diciott’anni e studiano all’ambita scuola superiore Chen Jing Lun di Pechino. “La situazione è migliorata rispetto a prima dell’epidemia, perché le classi sono meno numerose”, afferma Ting. “I miei genitori sono molto felici che io sia tornata a scuola. Vuol dire che non sono più a casa”, aggiunge Wu.

La riapertura delle scuole in Cina, dove il numero dei casi giornalieri è ormai ufficialmente a due cifre, fa parte della vittoria contro il il covid-19 dichiarata dal governo. Come ha affermato il preside di una scuola di Pechino in un discorso motivazionale agli insegnanti a fine aprile: “In molte zone degli Stati Uniti le scuole riapriranno solo in autunno o ancora più in là. Il fatto che noi siamo in grado di riaprire da domani la dice lunga”.

Dati contrastanti
Eppure il dibattito sul contagio nelle scuole è tutt’altro che concluso. Un articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, basato su dati provenienti dalla città di Shenzhen, rivela che non c’è una differenza significativa nella probabilità di contagio tra i bambini rispetto agli adulti, anche se i primi più raramente sviluppano sintomi gravi. Questo smentisce dati precedenti. Diversi studi accademici riconosciuti hanno suggerito che la chiusura delle scuole ha un impatto minimo o modesto sulla trasmissione del virus. Addirittura, potrebbe peggiorare gli effetti dell’epidemia se il personale sanitario non può usufruire dei servizi di assistenza all’infanzia.

“La nostra ricerca non implica necessariamente che non si debbano riaprire le scuole, decisione che va adottata tenendo in considerazione diversi fattori. Significa che dobbiamo occuparci di proteggere i bambini, allo stesso modo in cui proteggiamo gli adulti”, sostiene Ma Ting, professore associato al campus di Shenzhen dell’Harbin institute of technology, tra gli autori dello studio pubblicato su The Lancet.

Diversi studi accademici riconosciuti hanno suggerito che la chiusura delle scuole ha un impatto minimo o modesto sulla trasmissione del virus

Nel paese i controlli sono rigidi, seppure diversificati. La provincia di Guangdong impone a tutti gli studenti e al personale di fornire un test basato sugli acidi nucleici con esito negativo. I mezzi d’informazione locali hanno riferito che così è stato scoperto almeno un bambino asintomatico. Anche molte scuole di Pechino hanno richiesto i test, ma uno studente della periferia nordorientale racconta che nella sua scuola non è stato fatto nessun test e neppure il controllo della temperatura.

In molte scuole, gli studenti devono tenersi a un metro di distanza tra loro e dall’insegnante, con l’eccezione dei gioiosi selfie di classe pubblicati sui mezzi d’informazione di stato. Le mascherine devono essere indossate sempre: alcune scuole distribuiscono due mascherine al giorno a ogni studente. “Gli scolari non sfuggono neanche per un attimo allo sguardo del docente. Li trattiamo come se fossimo all’asilo”, spiega Sally, insegnante di lingua e letteratura cinese a Shenzhen, che chiede di non pubblicare il suo nome completo. L’insegnante controlla i suoi allievi quindicenni quando vanno al bagno e alla mensa per assicurarsi che mantengano la distanza di sicurezza.

Alcune scuole vanno perfino oltre le prescrizioni del governo. In una scuola superiore di Pechino, affiliata all’università Renmin, gli insegnanti fanno lezione tramite video in una stanza separata. La scuola superiore 101 di Pechino, un’istituzione d’élite, frequentata dal presidente Xi Jinping, ha installato delle “lavagne intelligenti” che trasmettono le annotazioni e la voce dell’insegnante in un’altra aula, permettendo così di fare contemporaneamente lezione con due classi.

Prove generali
Nelle settimane precedenti alla riapertura, gli insegnanti hanno fatto le prove delle procedure antiepidemia. Nella scuola di Sally ci sono state esercitazioni per simulare il caso in cui uno studente manifestasse segni di febbre. L’intera classe sarebbe messa in quarantena e un medico arriverebbe per prelevare i tamponi faringei di tutti gli alunni ed eseguire i test. Dopo due ore in caso di risultati negativi gli allievi sarebbero lasciati liberi di andare. Se invece il focolaio fosse confermato, ci sarebbero conseguenze per tutta la scuola. “La pressione dei controlli è sempre presente. Siamo tesi e nervosi”, racconta Ivy, insegnante di matematica a Shenzhen, che ci ha chiesto di non pubblicare il suo nome completo.

Ma questo livello di vigilanza potrebbe essere difficile da mantenere quando gli altri studenti rientreranno, a causa delle enormi risorse di personale necessarie.

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“Il nostro compito è farli sopravvivere al duro periodo degli esami”, spiega Ivy. E quando dice “sopravvivere” intende riuscire a fare entrare i propri allievi di quindici anni in una scuola secondaria superiore, per avviare la loro carriera verso le università più prestigiose. “Noi docenti siamo più preoccupati dei progressi dei nostri allievi che dei controlli contro l’epidemia”.

I genitori sono felici, almeno finora. A Pechino molte famiglie hanno affittato piccoli ma costosi appartamenti pur di stare vicini alle scuole migliori. “È meglio se le scuole aprono in anticipo”, dice Kan Jing, madre di uno studente dell’ultimo anno a Shanghai. “Studiando in casa, con il telefono in mano, e le chat sempre aperte, non c’è autocontrollo”. E aggiunge: “Sono certa che esistano ragazzi disciplinati, ma sono sempre quelli delle altre famiglie”. ◆ Traduzione di Francesco De Lellis

Da sapere
Precauzioni a Wuhan

Dopo tre mesi e mezzo di chiusura, a partire dal 6 maggio alcuni studenti sono rientrati nelle scuole di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, dove a dicembre è scoppiata l’epidemia di nuovo coronavirus. Le strutture che hanno riaperto sono 121 e sono riservate solo agli allievi più grandi, che devono prepararsi per gli esami di ammissione all’università. Le autorità però hanno imposto alcune precauzioni: le classi sono state dimezzate per mantenere la distanza di sicurezza; le mascherine sono obbligatorie; la temperatura viene misurata diverse volte al giorno e per essere ammessi bisogna mostrare l’esito negativo di un test basato sugli acidi nucleici. Ma per i milioni di studenti sotto i dieci anni non si prevede ancora il ritorno in classe. Bbc