Nuovo dizionario tascabile della fama e del successo

23 ottobre 2012 10:19

“Successo è sapere che sei arrivato al top”.

Dice proprio così il tronfio Briatore interpretato da Maurizio Crozza (se ve lo siete perso, lo trovate qui). È un gran pezzo di satira di costume, bonario e feroce, stralunato e più vero del vero.

Racconta quanta parte dell’immaginario nazionale riguardante valori e obiettivi (cioè il chi essere e il che cosa fare e desiderare) si sia corrotto e trasformato in un frullato indigesto di luoghi comuni dell’aziendalese rampante,

celebrities da due soldi, cafoneria opulenta, esotismo sgangherato, estetica strapaesana e hýbris.

Insomma: un collasso del senso.

In omaggio a Crozza, e per dare un contributo alla manutenzione dell’immaginario nazionale che, poveretto, oggi ne ha bisogno più che mai, vi propongo un Dizionario tascabile della fama e del successo pubblicato tempo fa su Nuovo e utile (che, fra l’altro, finalmente è tornato online). Questa è l’edizione riveduta e aggiornata per Internazionale.

Notorietà Riguarda il numero delle persone che ricordano in prima battuta (ricordo spontaneo) o riconoscono (ricordo aiutato) qualcosa o qualcuno. È un dato puramente quantitativo e può avere segno positivo o negativo. Dunque, una notorietà alta non è una misura del valore. Testimonia sia un successo sia un insuccesso clamoroso.

Celebrità/fama Riguardano una notorietà alta e il sentimento (ammirazione, invidia, disprezzo…) che questa suscita nel pubblico. Oggi il termine “celebrità” ha una sfumatura pop e rimanda ai pettegolezzi del mondo dello spettacolo. “Fama” si riferisce a un’occhiuta divinità mitologica romana, ha una sfumatura classica e implica un orizzonte temporale più ampio. “In futuro ognuno sarà celebre per 15 minuti”, afferma Andy Warhol nel 1968: purtroppo molti ci credono. Occhio: siamo sempre in ambito quantitativo e si diventa famosi anche per ragioni pessime. Scegliere un testimonial solo in quanto “famoso” non è una buona idea: casi recenti lo dimostrano.

Gradimento Riguarda ciò che piace, ed è un dato qualitativo. L’indice di gradimento misura il favore percentuale ottenuto da un leader, una proposta politica, un programma televisivo. L’indice di gradimento di prodotti o servizi si chiama customer satisfaction. Un indice di gradimento fai da te è il pulsante “mi piace” di Facebook.

Popolarità Questo è un dato rilevante perché misura qualità e quantità. Un indice di popolarità si calcola combinando tra loro le percentuali di notorietà e di gradimento presso il pubblico. Poiché la componente “gradimento” pesa, l’indice di popolarità è più ballerino del dato riguardante la pura notorietà, e molto più significativo.

Reputazione È l’altro criterio rilevante. È connesso con la credibilità, la stima, l’affidabilità di cui un soggetto gode nella comunità di riferimento, e quindi con il valore che questa gli attribuisce. È una componente dell’identità (di un individuo, un’impresa, una nazione…) così come viene percepita, ed è un fondamento dell’organizzazione sociale. Le decisioni economiche si basano sulla reputazione, tanto che per le imprese si parla di capitale reputazionale. Ed è la reputazione a decidere quanto un professionista viene pagato o se un credito va concesso. Val più un’oncia di reputazione che una libbra d’oro, dice il proverbio.

Successo/insuccesso È il valore del risultato ottenuto nell’ambito di un’attività, misurato sia rispetto ai rischi e alle attese sia rispetto all’apprezzamento ottenuto presso un pubblico o una comunità. Deriva dal latino succedĕre (riuscire). Il successo si “riscuote”: è il compenso sociale che riconosce (o meno) il talento, la fatica, la tenacia, il coraggio e la passione investiti nel produrre o nel realizzare qualcosa che, per il pubblico o la comunità, è rilevante.

In conclusione: la notorietà non è una misura del successo, il quale d’altra parte si muove anche secondo il soffio dello spirito del tempo. Nel lungo periodo, la cosa importante è la reputazione: a costruirla ci vuole una vita, a distruggerla basta un attimo.

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