Campagne politiche con un perché

28 gennaio 2013 15:57

Vabbe’, non sempre è vero che un esempio (o un’immagine) vale più di mille parole. Ma qualche volta, magari, sì. Dunque, in poche parole oggi concludo il discorso sulla comunicazione politica ed elettorale cominciato con questo post proponendovi alcuni esempi a supporto di un’affermazione semplice: al di là dei faccioni, e degli slogan così generali da risultare fatalmente generici, c’è un intero mondo di possibili discorsi consistenti da trasmettere agli elettori.

Basta aver voglia di farli. E, prima, di pensarci.

Tra l’altro, un’idea chiara e coraggiosa è anche più facile da trasformare in una comunicazione pubblicitaria che acchiappa l’attenzione, si fa capire e ricordare, emoziona e, magari, convince.

Vi propongo, per cominciare, alcune decine di immagini di

campagne politiche italiane con un loro perché, uscite tra il 1974 e oggi. Giusto per invogliarvi a fare clic vi mostro la prima. Forse qualcuno se la ricorda.

Lo slideshow è tutt’altro che esaustivo ma può darvi un’idea dei molti modi (humour compreso) in cui, volendo dire qualcosa, ci si può riuscire perfino qui da noi.

Gli anglosassoni hanno una lunga tradizione di campagne politiche toste. Qui sotto uno dei manifesti più famosi.

Uscì nel Regno Unito per le elezioni del 1979, firmato dal Partito conservatore. Il messaggio si radica nella memoria collettiva: negli anni seguenti è stato citato e ripreso più volte (l’ultima dal Partito repubblicano statunitense, nel corso delle recenti presidenziali) ed è entrato nella storia della comunicazione politica e anche in Wikipedia. Margaret Thatcher vinse le elezioni.

The living room candidate è un meraviglioso sito che raccoglie tutti gli spot per le campagne presidenziali statunitensi dal 1952 (Eisenhower contro Stevenson) a ieri (Obama contro Romney). Merita una visita approfondita: ci sono gli ultimi sessant’anni di storia della comunicazione politica, di storia del mezzo televisivo, di storia della pubblicità e di storia tout court ordinati in modo chiarissimo ed esauriente (guardate anche, sulla parte destra dello schermo, le info relative a ogni sfida elettorale, compresi numeri e mappe dei risultati nei singoli stati).

Concludo ricordando forse il primo, esilarante caso nazionale di contro-campagna politica virale. Siamo nel 1963. In occasione della nuova sfida elettorale la Democrazia cristiana tenta di far proprie le tecniche persuasive americane e chiama in Italia lo psicologo Ernest Dichter, mago delle ricerche motivazionali. Il quale fa, appunto, una ricerca e scopre una certa stanchezza nei confronti di un partito ininterrottamente al potere da quando è nato, vent’anni prima.

Così, viene prodotto un manifesto meno democristiano e più moderno del consueto: una bella ragazza vestita di bianco che evoca la pubblicità del sapone Lux. Commenta l’immagine lo slogan “La Dc ha vent’anni”. Al quale centinaia di manine clandestine, in tutta Italia, aggiungono la chiosa “è ora di fotterla”.

Morale: un’innovazione formale, anche graziosa e furbetta, è facile da smontare e contraddire (oggi molto più di cinquant’anni fa). Meglio darsi da fare per avere un’idea forte e poi (ma solo poi) per darle una forma buona e, possibilmente, nuova. Entrambe le cose non sono facili da fare, ma neanche impossibili.

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