11 giugno 2021 11:47

Un anno prima che la pandemia cambiasse le vite di tutti noi, un mio amico mi aveva inviato un link a un sondaggio basato su ricerche accademiche che valutano i tratti della nostra personalità su una scala numerica. Il mio amico era particolarmente ansioso di conoscere il mio punteggio riguardo all’estroversione, per verificare l’accuratezza del test. Lui aveva ottenuto il 15 per cento e mi aveva proposto di partecipare perché io sono la persona più estroversa che conosca. Aveva ragione: ho ottenuto il 96 per cento.

“Sei fortunato”, aveva commentato, “le persone estroverse sono più felici”. In linea di massima, è vero. Decenni di studi hanno dimostrato che le persone estroverse hanno un margine di felicità sensibilmente più ampio rispetto alle introverse, presentano livelli di benessere generalmente maggiori e più frequenti momenti di gioia.

D’altra parte, però, il covid-19 per noi estroversi è stato una specie di meritata punizione. Una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Plos One ha esaminato gli effetti della pandemia su persone dai diversi tratti caratteriali: i dati hanno dimostrato che l’umore degli estroversi è generalmente peggiorato, mentre le cose sono andate molto meglio per i soggetti dal carattere chiuso. Come ha detto un altro mio amico, scherzando ma solo in parte, “perché non rimaniamo per sempre tappati in casa?”.

Cani e gatti
In una situazione normale, gli statunitensi introversi sono come gatti costretti a vivere nella terra dei cani: mai a loro agio, guardati dall’alto in basso, decisamente come pesci fuor d’acqua. Un effetto collaterale del mettere il mondo in lockdown è stato di trasformarlo nella terra dei gatti, almeno per un po’. Questa situazione ha dato modo a timidi e introversi di avere la meglio su noialtri, per una volta, ed essere perfettamente a loro agio nella solitudine. A ciò, io rispondo con un: “Bau!”.

Questo cambiamento temporaneo ha creato anche un nuovo campo di indagine sperimentale per la scienza sociale, mettendo in evidenza tutti i vari modi in cui introversi ed estroversi possono imparare gli uni dagli altri. Se facciamo tutti tesoro di questa lezione, potremo ricavarne un gran beneficio.

Gli psicologi annoverano l’estroversione tra i cinque grandi fattori della personalità, insieme a gradevolezza, apertura mentale, coscienziosità e nevroticismo. La teoria dei cinque grandi fattori è una base fondante della psicologia fin dalla sua creazione negli anni ottanta, ma il dualismo fra introversione ed estroversione era già stato esposto nel 1921 dallo psichiatra svizzero Carl Jung, il quale postulò che i due gruppi hanno obiettivi diversi nella vita. Secondo lo psichiatra, gli introversi puntano all’autonomia e all’indipendenza, mentre gli estroversi cercano l’unione con gli altri. Questi stereotipi hanno resistito fino ai giorni nostri.

Lo psicologo di origini tedesche Hans Eysenck negli anni sessanta aveva ulteriormente sviluppato questa teoria, sostenendo che i nostri tratti genetici influiscono nel determinare la nostra introversione o estroversione. Secondo Eysenck, l’attivazione neurovegetativa (arousal) – vale a dire, il livello di attività e reattività celebrale – si verifica più difficilmente negli estroversi rispetto agli introversi; perciò i primi cercano stimoli nella compagnia di altre persone, possibilmente sempre nuove. Ricerche successive hanno mostrato risultati non uniformi rispetto alle teorie dello psicologo, ma hanno dimostrato chiaramente differenze specifiche tra i due gruppi.

Animali sociali
Una possibile spiegazione rispetto alla differenza nel gradiente di felicità tra il gruppo degli introversi e quello degli estroversi segue la logica delle teorie e degli stereotipi di Jung ed Eysenck: gli esseri umani sono per loro stessa natura animali sociali, per questo il contatto con il prossimo genera felicità. Gli estroversi cercano il contatto, ecco quindi che sono più felici. Il fatto che gli introversi preferiscano la solitudine e abbiano spesso problemi sul versante della socialità non significa affatto che evitare il contatto con il prossimo li renda più felici. Semplicemente significa che preferiscono qualcosa che li rende infelici e questo d’altronde non deve stupirci: si può preferire il cibo spazzatura a quello salutare.

Vi sono poi delle spiegazioni complementari per la differenza di livelli di felicità che hanno una matrice culturale. Tanto per cominciare, l’essere estroversi è tenuto in grande considerazione nella società statunitense e di solito comporta un discreto vantaggio quanto a possibilità di guadagni ingenti – di media, le persone dal carattere estroverso guadagnano dodicimila dollari l’anno in più rispetto agli introversi. Gli estroversi hanno anche un vantaggio nel mondo del lavoro per quanto riguarda l’ottenimento di promozioni, posizioni di prestigio e leadership e ottime valutazioni di rendimento.

Alcuni mal sopportano questi schemi, ritenendo che siano la dimostrazione di una mancanza di spessore culturale. Nel suo libro Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare, Susan Cain elenca i vari progressi che hanno per autori degli introversi – dalla teoria della gravità a Google – e sostiene che premiare l’essere estroversi non solo è ingiusto, ma ostacola il progresso. Se anche a voi è capitato di sentirvi urtati dall’abitudine degli americani di lodare e fare ascendere al potere leader egoisti seppur carismatici, dovete ammettere che la teoria di Cain ha i suoi punti di forza.

Che siamo introversi o estroversi, non dobbiamo per forza pentirci del nostro soggiorno nella terra dei gatti né temere il ritorno nella terra dei cani. Al contrario, ognuno dei gruppi può insegnare all’altro una lezione che può far aumentare il benessere di tutti noi.

Le persone introverse dovrebbero concentrarsi di più sul futuro, come fanno quelle estroverse

Nel 2001, un gruppo di studiosi di Oxford divise i soggetti che avevano accettato di partecipare a un sondaggio in quattro gruppi: estroversi felici, estroversi infelici, introversi felici, introversi infelici. Come c’era da aspettarsi, il numero degli estroversi felici era di gran lunga maggiore rispetto agli introversi felici, in un rapporto di due a uno. I ricercatori si sono concentrati però sui fattori alla base dell’alto gradiente di benessere dei rari introversi felici.

Gli studiosi hanno individuato le stesse caratteristiche in entrambi i gruppi di persone soddisfatte delle proprie vite: l’ottimismo, la sensazione di avere uno scopo nella vita, l’autostima. Le persone estroverse, ovviamente, amano parlare agli altri del futuro, dei loro sogni e del loro scopo nella vita. Come ampiamente dimostrato dagli psicologi, tendiamo ad agire coerentemente con ciò che abbiamo dichiarato ad altri di voler fare; perciò, l’abitudine degli estroversi di parlare dei propri obiettivi a chiunque incontrino fa sì che siano più portati a realizzarli e quindi a essere felici.

Gli introversi felici sono invece riusciti a crearsi una prospettiva del proprio futuro evitando tutto quel (fastidiosissimo per loro) condividere i propri piani con frotte di persone. Tendono altresì a instaurare delle relazioni personali molto strette e selettive e a condividere con i loro tempi e modi i loro sogni con quei pochi amici.

Gli estroversi dovrebbero lavorare sulle amicizie profonde come fanno gli introversi, che ne hanno infatti di più

Le amicizie intime non sono preziose solo per la condivisione dei propri sogni, sono bensì capaci di generare felicità in maniera chiara e diretta. In particolare creare un rapporto stretto con una persona da cui non si ha niente da guadagnare è fonte di una fortissima soddisfazione. Certo, farlo non è facile, soprattutto per le persone di indole estroversa che sono attratte dalle folle, dal pubblico, dalle conoscenze sempre nuove ed eccitanti.

La pausa generata dalla pandemia nei ritmi di vita ha lasciato i cani della società in uno stato di astinenza da vita sociale, il che spiega l’attuale inversione nelle classifiche di felicità. Questo però offre anche un’opportunità di coltivare di più le amicizie strette come fanno le persone introverse. Sebbene questa possa non essere una propensione naturale – dai dati delle ricerche emerge che le persone aperte tendono a stabilire molte amicizie superficiali con altre persone estroverse – è decisamente più adatta se si ricerca la felicità. Le persone estroverse dovrebbero prefissarsi l’obiettivo, per le prossime settimane e mesi, di approfondire un legame di amicizia prima del ritorno alla normalità.

Se non hanno idea di come fare, dovrebbero semplicemente prendere esempio da come una persona introversa mantiene un suo rapporto stretto. Socialmente parlando, io sono un cane ma mia figlia di diciotto anni è un gatto. Lei e la sua migliore amica-gatto parlano tra di loro tutti i giorni, una o due ore, aggiornandosi a vicenda sui loro obiettivi e piani per il futuro. Trovate i gatti felici più vicini a voi e fate come loro.

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Al di là delle specifiche caratteristiche di essere introversi o estroversi, c’è un’importante lezione da cogliere in tutto ciò: osservare le persone intorno a noi e imparare da loro è un eccellente modo per capire come essere più felici. L’amore per le differenze di ogni tipo tra esseri umani, da quelle culturali a quelle politiche passando per quelle caratteriali, è infatti fondamentale nella strada verso il vero benessere.

Nessuno di noi ha la conoscenza esclusiva delle migliori pratiche e circondarci di persone identiche a noi non favorirà il sorgere di nuove idee che accrescano il nostro benessere interiore o ci rendano più soddisfatti delle nostre vite. Per la versione più felice di questo mondo abbiamo bisogno di cani e gatti, insieme.

(Traduzione di Maria Chiara Benini)

Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.