L’Unione europea vive una situazione paradossale. Nonostante sia sempre più invisa e guardata con sospetto dai suoi cittadini, continua esercitare una considerevole forza d’attrazione verso alcuni paesi,  pronti a tutto per entrare a farne parte. È il caso della Serbia, che ha finito per rassegnarsi all’indipendenza del Kosovo purché la sua candidatura potesse andare avanti. È il caso della Turchia, irritata dal fatto di non essere benvenuta nonostante la sua appartenenza alla Nato e le promesse che le sono state fatte. È il caso soprattutto dell’Ucraina, paese dai ricchi terreni agricoli, più grande della Francia e ormai stretto tra i due pilastri del continente, la Federazione russa e l’Ue.

In gran parte russofona e storicamente legata alla Russia (di cui per altro è stata la culla), l’Ucraina spera ormai in un accordo d’associazione con l’Unione che potrebbe essere firmato a fine novembre e aprire la lunga strada verso l’adesione. Kiev vuole anche affermare la sua indipendenza e allontanarsi da Mosca. È una scelta esistenziale e strategica, tanto più sorprendente se consideriamo che il paese è guidato da Viktor Janukovich, sostenuto da Vladimir Putin ai tempi delle contestate elezioni del 2004 che avevano spinto gli ucraini a scendere in piazza in quella che è stata definita la “rivoluzione arancione”.

Janukovich, un tempo uomo di fiducia dei russi, è diventato un ardente difensore della svolta europea dell’Ucraina, sia perché teme che Putin voglia rimettere le mani sul suo paese legando a doppio filo le economie di Ucraina e Russia sia perché convinto che l’unica via per portare il paese nel nuovo millennio passa per la modernità dell’Europa e non per un accordo con la Russia.

Mosca non l’ha presa bene, e minaccia di chiudere le sue frontiere alle esportazioni ucraine. Janukovich però, oltre a non lasciarsi intimidire, ha addirittura deciso di cedere alle richieste dell’Unione accettando di approvare una legge che permetterebbe di liberare l’ex primo ministro  Julia Timoshenko (suo rivale storico) e di autorizzarla a recarsi in Germania per farsi curare. Dal punto di vista politico il prezzo da pagare è molto alto, ma agli occhi del presidente ucraino è l’unico modo per aprire i cancelli dell’Europa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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