19 febbraio 2014 07:00

La sua storia è intimamente legata a quella dell’Ucraina, e il suo governo non vorrebbe mai che la Russia si riavvicinasse alle sue frontiere rimettendo le mani su Kiev. In questo senso non stupisce che tra tutti gli stati dell’Unione europea la Polonia sia il più strenuo difensore dell’opposizione ucraina e quello che insieme alla Svezia e ai tre paesi baltici ha spinto di più per un accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Ue. Ciononostante le dichiarazioni rilasciate martedì dal primo ministro polacco sono state molto pacate.

“Continueremo a lavorare per un compromesso in Ucraina – ha dichiarato Donald Tusk quando il bilancio degli scontri nelle strade di Kiev era ancora di 7 morti – perché una guerra civile o un conflitto permanente non sarebbero nell’interesse dell’Ucraina e metterebbero a rischio la sicurezza e la stabilità della regione”.

Per quanto resti solidale con l’opposizione ucraina, la Polonia chiede concessioni reciproche e un compromesso, perché le violenze non si stanno verificando in un paese lontano o ai margini dell’Europa ma nel cuore del continente, in uno stato più grande della Francia che confina a ovest con l’Unione europea e a est con la Federazione russa.

La Polonia ha ragione. In gioco non c’è soltanto il destino della sfortunata Ucraina, sospesa come sempre tra i due poli di attrazione europea, ma il futuro dell’Europa e quello del mondo, perché se il meccanismo della violenza non si fermerà al più presto e l’Ucraina precipiterà in una guerra civile si creerà una linea di conflitto che dividerà l’Unione europea e la Federazione russa.

Il rischio di una guerra aperta non sussiste, ma se le violenze continueranno la tensione tra le parti potrebbe diventare insostenibile ed estendersi su tutto il continente. L’Unione e la Russia si troverebbero in conflitto, e le fragili speranze di una collaborazione tra le potenze occidentali e Mosca sulle questioni più calde della politica mondiale svanirebbero e assisteremmo a un vero scontro d’influenza in Iran e Siria.

La crisi ucraina non è nazionale e nemmeno regionale. È un’inquietante crisi internazionale. Davanti a questo dramma la cosa più importante non è imporre inutili sanzioni, ma esercitare immediatamente una forte pressione sul governo e sull’opposizione affinché accettino un compromesso, come chiesto dalla Polonia. Bisogna proporre una mediazione, incontri in campo neutro o l’invio di una missione diplomatica, aprendo parallelamente discussioni (anche a porte chiuse, se necessario) tra l’Ue e la Russia per trasformare l’Ucraina in ciò che dev’essere: un paese neutro e un punto d’incontro tra i due pilastri del continente e il laboratorio di una cooperazione continentale indispensabile sia dal punto di vista economico che da quello politico.

C’è ancora tempo. La Polonia e i grandi industriali ucraini chiedono a gran voce un compromesso, e nella notte tra martedì e mercoledì il governo e l’opposizione sono tornati a incontrarsi. C’è ancora tempo, ma è innegabile che siamo arrivati a una situazione da allarme rosso.

(Traduzione di Andrea Sparacino)