Julia Kloeckner, vicepresidente dell’Unione cristianodemocratica (Cdu) a Magonza, in Germania, il 13 marzo 2016.

Dalle elezioni locali in Germania arriva un cattivo presagio

Julia Kloeckner, vicepresidente dell’Unione cristianodemocratica (Cdu) a Magonza, in Germania, il 13 marzo 2016.
14 marzo 2016 09:28

La battuta d’arresto elettorale vissuta il 13 marzo da Angela Merkel avrà pesanti conseguenze in Europa. Le tre elezioni regionali che si sono svolte in Germania segnano una doppia sconfitta, ma cominciamo da quella della cancelliera.

Il partito di Merkel, l’Unione cristianodemocratica (Cdu), si è piazzato al secondo posto (nettamente staccato dietro ai Verdi) nel Baden-Württemberg, in passato uno dei feudi cristianodemocratici prima che una coalizione tra verdi e socialdemocratici dell’Spd lo conquistasse nel 2011. In Renania-Palatinato, terra dell’ex cancelliere della Cdu Helmut Kohl, il partito ha incassato un’altra sconfitta a beneficio dei socialdemocratici. In Sassonia-Anhalt la Cdu si mantiene invece in testa, ma assiste all’avanzata dell’Afd, l’Alternativa per la Germania, che ha conquistato più del 20 per cento dei voti.

Allineamento europeo

I tre scrutini sono stati caratterizzati più dall’avanzata dell’Afd che da una crescita dell’Spd, l’altro grande partito tedesco che ha compiuto un netto passo indietro in Baden-Württemberg e in Sassonia-Anhalt. Nuova estrema destra originariamente ostile all’euro e oggi forza antimmigrazione, l’Afd ha guadagnato terreno a discapito del partito della cancelliera, che paga a destra la sua politica di accoglienza ai profughi siriani.

Per Merkel è il momento di incassare una sconfitta, quanto meno provvisoria

Il paesaggio politico tedesco appare chiaramente modificato. Con destra e sinistra in difficoltà, il consolidamento dei Verdi e un’estrema destra ormai presente in metà dei parlamenti regionali, la Germania si allinea agli altri paesi europei con il frazionamento dello scacchiere politico, la crisi dei grandi partiti e la resurrezione dell’estrema destra.

Angela Merkel avrà grosse difficoltà a risalire la china prima delle legislative del 2017. Anche se è ancora molto popolare grazie alla buona salute dell’economia tedesca, la cancelliera non è più sicura di conquistare il quarto mandato tra diciotto mesi o di ritirarsi all’apice della sua gloria ed essere ricordata come la leader della rinascita tedesca. Per Merkel è dunque il momento di incassare una sconfitta, quanto meno provvisoria.

Per l’Unione europea i risultati elettorali tedeschi sono una catastrofe, in un momento in cui il primo ministro britannico cerca di convincere il suo paese a confermare l’adesione all’Unione in occasione del referendum di giugno e il presidente francese, a un anno dalle presidenziali, sembra non avere speranze di rielezione. In questo contesto la perdita di autorità della cancelliera tedesca, la più solida dei 28 leader europei, è un fatto destabilizzante.

I leader delle tre grandi potenze europee sono indeboliti o paralizzati, mentre la coppia franco-tedesca dorme in camere separate, le nuove estreme destre avanzano ovunque e gli stati membri usciti dal blocco sovietico un quarto di secolo fa vivono una deriva autoritaria e nazionalista.

Oggi nessuno sembra in grado di dare una direzione politica all’Unione, nave senza capitano e in piena tempesta.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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