Stephen Bannon (al centro), consulente strategico della Casa Bianca, all’aeroporto di West Palm Beach, Florida, il 6 febbraio 2017.

L’Europa di fronte alla nuova sfida americana

Stephen Bannon (al centro), consulente strategico della Casa Bianca, all’aeroporto di West Palm Beach, Florida, il 6 febbraio 2017.
22 febbraio 2017 09:41

Donald Trump ha un guru. Ex proprietario di un sito di estrema destra particolarmente aggressivo, il suo nome è Stephen Bannon. Quest’uomo oggi è consulente strategico della Casa Bianca e siede nel consiglio di sicurezza nazionale. Una decina di giorni fa, Bannon ha incontrato l’ambasciatore tedesco a Washington.

Stando a quanto sostiene l’agenzia Reuters, che il 21 febbraio ha dato la notizia dell’incontro, Bannon avrebbe espresso all’ambasciatore il suo apprezzamento per l’estrema destra europea, sostenendo che il futuro dell’Europa non sta nell’unione ma nel risveglio delle nazioni, che da sempre hanno fatto la storia del continente.

Il fatto che questa sia una storia di guerre permanenti culminate nell’orrore di due guerre mondiali e che l’Unione europea sia stata concepita proprio per voltare pagina dopo secoli di sangue non sembra avere un posto nella mente del consulente della Casa Bianca. A quanto pare dobbiamo rassegnarci a vedere personaggi bizzarri ai comandi degli Stati Uniti, e fortunatamente questa realtà non sembra essere sfuggita ai leader europei, che agiscono di conseguenza.

La perplessità degli europei
Le rassicurazioni offerte dal vicepresidente americano la settimana scorsa, infatti, non hanno convinto gli europei, che al contrario sono rimasti sorpresi davanti alla sua titubanza a proposito dell’Unione e sono stati spinti a serrare ulteriormente i ranghi.

Alla fine della settimana prossima i leader dei quattro più grandi paesi dell’Unione – Germania, Francia, Spagna e Italia – si riuniranno a Versailles per dare gli ultimi ritocchi alle proposte comuni che presenteranno ai partner prima del 25 marzo, giorno del 60º anniversario del trattato di Roma. I quattro vogliono andare avanti verso una difesa e un sistema di sicurezza comuni, verso investimenti comuni nelle industrie del futuro e verso l’armonizzazione delle loro regole fiscali e dei sistemi di protezione sociale.

L’Europa differenziata prenderà il posto dell’Europa a più velocità

Sono pronti a farlo in quattro, massimo in sei, includendo chiunque vorrà partecipare e andando avanti anche se qualcuno non sarà d’accordo, tanto che Parigi e Berlino stanno abbandonando, a beneficio del termine “Europa differenziata”, l’espressione “Europa a più velocità” su cui Angela Merkel e François Hollande hanno da poco infranto un tabù.

Ormai Francia e Germania non solo accettano l’ipotesi di un avanzamento a ritmi diversi del progetto europeo, ma inviano un messaggio nuovo: stiamo andando verso l’integrazione politica, completeremo la prima tappa tra dieci anni e apriamo le porte a chiunque non voglia limitarsi all’attuale unione commerciale. Niente drammi, ma basta con le frenate. Le speranze alimentate dalla Brexit e dall’avvento di Donald Trump si stanno avverando: l’Europa sembra pronta a uscire dal suo torpore.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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