Non ha torto, ma allo stesso tempo si sbaglia. Mariano Rajoy, capo del governo spagnolo, sottolinea che “non c’è stato nessun referendum sull’autodeterminazione in Catalogna” e che “lo stato di diritto ha prevalso”. Fatti alla mano, ha ragione.

Non c’è stato un referendum valido perché le schede sono state sequestrate, perché tanti seggi sono stati chiusi dalla polizia e perché la consultazione era illegale per il diritto spagnolo (che fino a prova contraria si applica in Catalogna). Dunque lo stato di diritto ha prevalso. È comprensibile che il capo del governo esulti, ma dal punto di vista politico le cose sono molto diverse. In questo senso il bilancio di questa giornata è catastrofico.

La polizia nazionale ha sparato proiettili di gomma contro persone che non facevano altro che aspettare il loro turno per votare. Alcune sono state anche manganellate. Gli agenti hanno smantellato diversi seggi. È stato uno spettacolo imbarazzante. Tra gli elicotteri nel cielo, lo spiegamento di forze massiccio e i numerosi feriti, la Catalogna ha vissuto una giornata di scontro durissimo con il potere centrale, che evidentemente ha creato una grossa frattura in Spagna.

Il 1 ottobre sarà uno spartiacque, con un prima e un dopo, perché queste violenze, che non sono state opera degli indipendentisti ma del governo spagnolo, hanno probabilmente convinto molti indecisi e anche alcuni catalani contrari all’uscita dalla Spagna a schierarsi con l’indipendenza.

Questo significa che l’indipendentismo è ormai maggioritario? Difficile dirlo, ma il numero degli indipendentisti è sicuramente aumentato dopo i fatti del 1 ottobre. L’indipendentismo catalano si è inevitabilmente radicalizzato, e ora non sarà facile rimettere assieme i pezzi, anche perché la soddisfazione sfoggiata da Rajoy è irritante per i catalani e perché Carles Puigdemont, capo del governo catalano, ha immediatamente dichiarato che “la Catalogna ha conquistato il diritto ad avere uno stato indipendente”.

Tra un leader catalano che trascina il suo popolo verso uno scontro frontale senza avere i mezzi per vincere e un leader spagnolo che pensa solo a gettare benzina sul fuoco senza pensare al futuro, assistiamo a una guerra tra irresponsabili che potrebbe spaccare la Spagna e indebolire l’Unione europea.

Forse un giorno l’Unione europea sarà un’unione delle regioni, ma fino a quando non diventerà essa stessa uno stato (e ci vorrà molto tempo) qualsiasi dissoluzione dei 27 paesi che la compongono non potrà che comprometterne l’unità. A questo punto è importante cercare di far ragionare Rajoy e Puigdemont, e forse è questo il ruolo delle istituzioni europee.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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