Il Cairo, Egitto, ottobre 2017.

Il presidente egiziano non vuole avversari

Il Cairo, Egitto, ottobre 2017.
24 gennaio 2018 11:14

Non c’è da stupirsi, ma non dobbiamo nemmeno abituarci. Candidato alle presidenziali egiziane del prossimo 26 marzo, l’ex capo di stato maggiore Sami Anan è stato arrestato il 23 gennaio al Cairo. La sua detenzione è durata poche ore, ma sono state sufficienti a fargli ritirare la candidatura.

È stato minacciato fisicamente? Lo hanno ricattato con documenti compromettenti? Gli hanno semplicemente ricordato che rischia di avere noie legali perché l’esercito non lo considera in congedo e dunque dovrebbe prima ottenere l’autorizzazione dello stato maggiore?

Non lo sappiamo e di sicuro continueremo a non saperlo per molto tempo. E in fondo non è importante. Ciò che importa è che Sami Anan è il quarto personaggio pubblico egiziano ad aver subìto pressioni sufficienti da farlo rinunciare a candidarsi contro il presidente uscente, il maresciallo Abdel Fattah al Sisi.

Difficile campagna elettorale
Prima di Anan è stato il nipote dell’ex presidente Sadat a farsi da parte, dichiarando di essere vittima di “intrusioni” che gli impedivano addirittura di affittare una sala per una conferenza stampa, sottolineando che in assenza di “garanzie chiare sull’integrità e l’imparzialità delle istituzioni dello stato” è diventato difficile fare campagna elettorale in Egitto.

Privato della sua carica di deputato a febbraio dell’anno scorso, Mohamed Anouar el Sadat si era distinto in parlamento per la sua difesa accorata dei diritti umani, gli stessi diritti umani che Al Sisi reprime senza ritegno da quando ha conquistato il potere con un colpo di stato nel 2013.

Il presidente egiziano ha eliminato qualsiasi opposizione democratica per proclamarsi unico bastione contro l’islamismo

Un mese prima della rinuncia di Sadat, all’inizio di dicembre, il colonnello Ahmed Konsowa è stato condannato a sei anni di prigione per “comportamento dannoso nei confronti del sistema militare” dopo aver annunciato che si sarebbe candidato alle elezioni presidenziali. Fatto ancora più scandaloso, l’ex primo ministro e candidato alle presidenziali del 2012 Ahmed Shafik è stato costretto a ritirare la sua candidatura dopo essere misteriosamente scomparso per una giornata intera.

Nominato alla guida del governo da Hosni Mubarak nel tentativo di tendere la mano ai manifestanti del 2011, Shafik era stato vicinissimo alla vittoria alle presidenziali contro il candidato dei Fratelli musulmani Mohamed Morsi. Shafik avrebbe avuto buone possibilità di battere Al Sisi a marzo, ma non avrà l’occasione di farlo perché l’Egitto è ormai ritornato alle vecchie tradizioni del mondo arabo. Il presidente egiziano ha eliminato qualsiasi opposizione democratica per proclamarsi unico bastione contro l’islamismo.

Questa situazione, di contro, rende gli islamisti l’unica alternativa alle dittature e danneggia i paesi arabi trascinandoli in un circolo vizioso. Dopo la primavera del 2011 è arrivato un freddo inverno.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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