Mausoleo di Mohammed V a Rabat, in Marocco, marzo 2015.

Europa e Maghreb hanno un destino in comune

Mausoleo di Mohammed V a Rabat, in Marocco, marzo 2015.
02 febbraio 2018 14:21

Le carte sono sul tavolo. In occasione del suo discorso del 1 febbraio davanti ai deputati tunisini, Emmuanel Macron ha rispettato le attese chiedendo un rilancio della vecchia idea di una cooperazione tra le due rive del Mediterraneo.

“Se voi siete d’accordo, mi piacerebbe che quest’anno la Francia potesse ospitare una prima riunione dei leader e delle società civili di diversi paesi europei del sud e di alcuni paesi del Maghreb, per vederci, parlare e decidere insieme una strategia comune nel Mediterraneo”.

È importante operare questa svolta adesso, perché fino a quando l’Europa del sud e l’Africa del nord non avranno gettato le basi di una più ampia collaborazione tra l’Europa e l’Africa e fino a quando il Maghreb non avrà aperto la strada, la disoccupazione continuerà a spingere verso l’emigrazione i più intraprendenti giovani magrebini e africani, privando l’Africa dei suoi figli migliori e creando all’Europa problemi economici, politici e sociali sostanzialmente irrisolvibili.

Il Maghreb poteva diventare una nuova California se avesse saputo sottrarsi alla corruzione

Bisogna scegliere se restare con le mani in mano in attesa che l’esplosione demografica dell’Africa crei tensioni devastanti o capire che l’Africa può rappresentare il futuro dell’Europa se un minimo di sviluppo le permetterà di tirare la crescita dell’Unione offrendo alle industrie europee un mercato dalle necessità immense.

È evidente che bisogna darsi una mossa, ma senza sottovalutare le difficoltà. La Libia è sprofondata nella più completa anarchia ormai da anni. Dopo essere stati in guerra poco dopo l’indipendenza, il Marocco e l’Algeria sono ai ferri corti, perché le frontiere coloniali hanno favorito l’Algeria (ex colonia francese), perché gli algerini continuano a sostenere l’indipendentismo del Sahara occidentale (marocchino, agli occhi del Marocco) e perché algerini e marocchini si disprezzano cordialmente per motivi che affondano nella loro lunga storia.

pubblicità

Questo Maghreb, che in passato sarebbe potuto diventare una nuova California se avesse saputo unire le forze e sottrarsi alla corruzione (a Rabat come ad Algeri), è profondamente diviso e lontano, fatta eccezione per la Tunisia, da qualsiasi forma di stato di diritto.

La missione, insomma, sarà molto difficile, ma oltre al fatto che il Maghreb, diversamente dal Medio Oriente, non è devastato dalla guerra, Marocco, Algeria e Tunisia hanno saputo assimilare i loro estremisti islamici, e le giovani classi medie dei tre paesi si sono ormai affermate da vent’anni e potrebbero imporre a medio termine spettacolari cambiamenti economici, sociali e politici. È arrivato il momento di imboccare questa strada.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Il traditore e gli altri film della settimana
Piero Zardo
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.