Il presidente sudafricano Jacob Zuma a Città del Capo, il 12 febbraio 2015.

Il presidente sudafricano Zuma prepara le sue dimissioni

Il presidente sudafricano Jacob Zuma a Città del Capo, il 12 febbraio 2015.
07 febbraio 2018 11:44

Non è tipo da subire una sconfitta senza difendersi, ma al momento tutto lascia pensare che dal 6 febbraio il presidente sudafricano Jacob Zuma abbia accettato di rassegnare le dimissioni.

Sarebbe una buona cosa, perché quest’uomo accusato di corruzione e coinvolto in diversi scandali sessuali, che è arrivato a dichiarare pubblicamente, in un paese devastato dall’aids, che si può evitare il contagio facendo la doccia dopo un rapporto sessuale non protetto, rappresenta un danno vivente per la seconda economia africana.

Sotto la sua presidenza la corruzione ha infettato il paese, al punto tale che gli investitori stranieri sono in fuga. Zuma ha danneggiato la patria di Mandela con le sue scappatelle e l’oscenità dei suoi comportamenti. Più di ogni altra cosa, ha trasformato in una barzelletta uno stato ricco, moderno e democratico che ha tutto per essere una delle locomotive dell’Africa, ma dove la crescita è al momento ferma e il tasso di disoccupazione supera il 27 per cento.

La svolta dell’Anc
Se l’attuale vicepresidente Cyril Ramaphosa sostituisse Zuma alla presidenza potremmo dire che un vento nuovo soffia sul Sudafrica, anche perché oggi Ramaphosa incarna la lotta contro la corruzione, un impegno che a dicembre gli ha permesso di assumere la guida del Congresso nazionale africano (Anc), il partito che ha messo fine all’apartheid.

Ramaphosa ha buone possibilità di farcela, perché la direzione dell’Anc, a lungo divisa a causa del potere del presidente e della tendenza a ignorare la gravità della situazione, sembra pendere in favore delle dimissioni di Zuma. Tra i motivi di questa svolta c’è il fatto che l’economia è in crisi e che il partito potrebbe di conseguenza perdere le presidenziali dell’anno prossimo.

La situazione del Sudafrica inevitabilmente avrà un grande impatto sullo Zimbabwe

Ci vuole un colpo di spugna, uno shock che possa convincere il paese della possibilità di un nuovo inizio. È per questo che il 6 febbraio Zuma ha perso molti alleati e in serata ha accettato un incontro con Ramaphosa, in cui si è impegnato a farsi da parte, presumibilmente in cambio dell’immunità.

Sembra che gli ingranaggi si siano messi in moto, ma Zuma ha potuto prendere tempo per evitare di essere sfiduciato dalla direzione dell’Anc, che dovrebbe riunirsi il 7 febbraio. Staremo a vedere. In ogni caso tutto il continente africano osserva attentamente la situazione del Sudafrica, che inevitabilmente avrà un grande impatto sullo Zimbabwe, dove l’esercito ha rovesciato Mugabe solo per conservare il potere, e sulla Repubblica Democratica del Congo, dove la popolazione e l’episcopato cattolico stanno cercando di ottenere l’uscita di scena di Joseph Kabila, avvinghiato alla presidenza. In gioco c’è il futuro dell’esempio sudafricano.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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