Theresa May a Belfast, in Irlanda del Nord, il 12 febbraio 2018.

Perché Theresa May attacca il Cremlino

Theresa May a Belfast, in Irlanda del Nord, il 12 febbraio 2018.
14 marzo 2018 11:57

Non c’è una “pistola fumante”. Nella vicenda dell’ex spia russa avvelenata nel Regno Unito non ci sono prove incontrovertibili, dunque bisogna capire come mai la premier Theresa May abbia pubblicamente dichiarato che è “altamente probabile” un coinvolgimento della Russia.

In sé non ha senso parlare di probabile colpevolezza, perché o si è colpevoli o non si è colpevoli. Indicando un colpevole senza accusarlo formalmente, May ha violato tutti i princìpi della giustizia, ma dato che sicuramente ne è consapevole, possiamo dedurre che la prima ministra abbia le sue ragioni per dire quello che ha detto.

La prima è che un nutrito gruppo di indizi punta verso il Cremlino. Il veleno utilizzato non è acquistabile facilmente, ma è un’arma chimica creata dall’Unione Sovietica alla fine degli anni settanta. Non è impossible che l’arma sia stata riprodotta in altri paesi, ma resta il fatto che la vittima, Sergej Skripal, non è cinese, iraniano o palestinese.

È un cittadino russo, ex colonnello dei servizi segreti militari, traditore della patria perché aveva venduto i nomi di alcuni agenti russi ai servizi britannici e un uomo che viveva tranquillo nel Regno Unito dopo essere stato liberato nell’ambito di uno scambio di agenti in prigione.

Il Cremlino potrebbe avere pensato che il Regno Unito, indebolito e isolato dalla Brexit, avrebbe ingoiato il rospo

Se l’arma è russa, anche il movente ha ottime probabilità di essere russo, perché il veleno è stato usato spesso dai servizi segreti durante il regno di Putin. Inoltre l’attentato invia un messaggio chiaro: il tradimento non viene dimenticato, nemmeno dopo la liberazione. Quindi, non c’è nessuna pistola fumante, come dicono gli americani, ma gli indizi abbondano. Poi c’è il contesto, altrettanto importante.

Putin non ha inventato niente, perché in passato altri hanno compiuto azioni simili e continuano a compierle. Ma resta il fatto che i servizi di sicurezza russi sono estremamente attivi nella destabilizzazione politica degli Stati Uniti e dell’Unione europea. Quando non rendono pubbliche le email riservate della campagna di Hillary Clinton, si impegnano a sostenere e finanziare le nuove estreme destre occidentali e a diffondere false notizie e commenti tendenziosi sui social network.

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Il Cremlino potrebbe avere pensato che il Regno Unito, indebolito e isolato dalla Brexit, avrebbe ingoiato il rospo senza reagire davanti a un attentato gravissimo sul suo territorio. O almeno questa sembra essere l’analisi di Theresa May, il ragionamento che l’ha portata a raccogliere il guanto di sfida pur senza prove certe. È lo stesso motivo per cui Parigi, Washington e Berlino si sono schierate dalla sua parte. I rapporti tra l’occidente e la Russia al momento appaiono pessimi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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