Il presidente iraniano Hassan Rohani a Teheran, maggio 2017.

Sul nucleare iraniano si profila una frattura atlantica

Il presidente iraniano Hassan Rohani a Teheran, maggio 2017.
08 maggio 2018 14:40

Donald Trump è avvertito. Se la sera dell’8 maggio annuncerà – con quattro giorni d’anticipo sulla data prevista – di voler cancellare del tutto o in parte l’adesione degli Stati Uniti al compromesso sul nucleare raggiunto tra l’Iran e le grandi potenze nel 2015, lo farà da solo, perché gli altri firmatari hanno intenzione di andare avanti.

Hassan Rohani, presidente della repubblica islamica, lo ha confermato il 7 maggio dichiarando che gli iraniani “non sono preoccupati dalle crudeli decisioni americane”. Il giorno prima Rohani aveva minacciato di rilanciare il programma nucleare di Teheran se gli Stati Uniti avessero deciso di ripudiare il compromesso del 2015, ma poi ha cambiato tono. “Se potremo ottenere da un accordo quello che desideriamo, anche senza la partecipazione dell’America, l’Iran continuerà a rispettarlo, perché ciò che l’Iran vuole è che i suoi interessi siano garantiti dagli altri firmatari oltre gli Stati Uniti”.

Preservare l’accordo anche senza Washington
In altre parole Rohani ha chiesto garanzie europee, e mentre il ministro degli esteri britannico, in visita a Washington, invitava gli Stati Uniti a rispettare il compromesso nucleare, il capo della diplomazia francese dichiarava a Berlino, accanto al suo collega tedesco, che Francia, Germania e Regno Unito sono “determinati” a preservare l’accordo, a prescindere dalla decisione americana.

È precisamente la garanzia che chiedeva Rohani. Il 7 maggio gli europei e l’Iran hanno fatto fronte comune per tentare di distogliere il presidente americano dall’idea di uscire dal compromesso. Forse è per questo che Trump ha affrettato l’annuncio della sua decisione.

Salvo colpi di scena e improvvisi cambiamenti di rotta (ipotesi che non possiamo escludere del tutto) il 9 maggio il mondo potrebbe trovarsi in una situazione nuova.

Se tutto andrà come sembra, gli Stati Uniti resteranno soli, senza altri alleati se non l’Arabia Saudita e Israele, entrambi sempre più preoccupati dall’aumento dell’influenza iraniana in Medio Oriente dopo che Hezbollah, alleato di Teheran, ha vinto le elezioni legislative del 6 maggio in Libano.

Il Regno Unito sarà più lontano dall’America di quanto non lo sia mai stato nella sua storia, e paradossalmente si ritroverebbe in piena simbiosi con l’Unione europea da cui sta per uscire proprio mentre rafforza i legami sul piano militare.

Le tre grandi potenze occidentali del continente europeo agiranno come un blocco unico contro gli Stati Uniti o comunque contro Donald Trump. L’Unione europea, ritornata a pieno organico per l’occasione, si schiererà insieme alla Russia, alla Cina e all’Iran. Fino a all’8 maggio questa resterà solo una possibilità, ma è già sufficiente a far venire le vertigini. Se lo scenario sarà confermato, il titolo non sarà difficile da trovare: “Frattura atlantica”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità

Articolo successivo

Le notizie di scienza della settimana
Claudia Grisanti