26 novembre 2016 15:05

Giorgio Federico Ghedini, Orchestral music (Sony Classical)

Una delle partiture migliori di Giorgio Federico Ghedini s’intitola, non a caso, Architetture. In questo compositore, infatti, il senso della costruzione è innato e si sposa con una fantasia melodica e armonica non comune. Ingiustamente trascurato per troppi decenni, Ghedini (che fu tra l’altro un eccellente insegnante, con allievi illustri tra cui Luciano Berio) riceve oggi una meritata retrospettiva su disco grazie a Daniele Rustioni e all’Orchestra della Toscana in un programma vario e interessante di pagine orchestrali degli anni tra il 1947 e il 1962. Musica di grandissimo rigore contrappuntistico e formale, aliena da qualsivoglia strizzata d’occhio al pubblico, è tuttavia di piacevole ascolto grazie alle orchestrazioni sempre ricche e fantasiose, alla facilità melodica che Ghedini dispiega a piene mani e a un naturale dono della sintesi, che gli faceva comporre partiture dalla durata essenziale senza digressioni o sbrodolamenti.

L’Orchestra della Toscana è una delle migliori compagini da camera in Europa, e Rustioni riesce a estrarre moltissimi colori da questi eccellenti musicisti. La concertazione è molto accurata, a ogni ascolto vengono fuori decine di dettagli, la scelta dei tempi è sempre perfetta, e la consuetudine di Rustioni con il teatro musicale fa sì che egli dia a queste pagine un carattere drammatico particolarmente accentuato. Nelle campiture maestose dell’iniziale Appunti per un Credo, dentro le sonorità rarefatte di Musica notturna (che sembrano avvicinare Ghedini al mondo inquieto di Berg e Dallapiccola), nell’accendersi delle improvvise esplosioni ritmiche degli Studi per un affresco di battaglia, Rustioni conduce l’orchestra nei percorsi orchestrali di Ghedini con brillantezza e virtuosismo. La Sonata da concerto per flauto e archi mette in luce la grande bravura del solista Andrea Oliva, mentre nella Musica notturna si ha modo di ascoltare la straordinaria musicalità ed eccellenza strumentale del primo violino Andrea Tacchi (purtroppo scomparso prematuramente poco tempo fa) e di Chiara Morandi. Disco consigliatissimo per scoprire dell’ottima musica lasciata per troppo tempo negli archivi.


King Crimson. Radical action (to unseat the hold of monkey mind) (Dgm)

Difficile chiedere di meglio. Uno stupefacente gruppo con alcuni tra i migliori musicisti del pianeta, una serata in stato di grazia, tre cd strapieni di musica ad altissimo livello e un blu ray che riproduce le quasi tre ore del concerto. L’attuale reincarnazione dei King Crimson prevede ben tre batteristi (Pat Mastelotto, Gavin Harrison e Bill Rieflin) eppure il massiccio spiegamento di arsenale ritmico viene usato con grande intelligenza e sottigliezza, orchestrando gli interventi dei percussionisti senza appesantire o intralciare mai il resto della formazione che vede, oltre all’immarcescibile Robert Fripp alla chitarra, Tony Levin al basso, Jakko Jakszyk alla voce e chitarra e Mel Collins al sax.

Brani da tutto il vasto catalogo della formazione (tranne che dal periodo maggiormente pop, in cui nella band militava anche Adrian Belew) vengono totalmente rivisti negli arrangiamenti, dando modo a tutti i grandi virtuosi presenti nel gruppo di esibirsi al meglio delle loro possibilità. La voce di Jakszyk sembra rifarsi a quella storica di Greg Lake e si presta come un guanto a rivisitare capolavori come Starless, Easy money o The letters, mentre in pagine taglienti come Red e Larks’ tongues in aspic la chitarra al laser di Fripp disegna figure icastiche, di cristallina perfezione. Tutta l’operazione, soprattutto, è priva di qualsivoglia profumo di nostalgia. I King Crimson riprendono pagine del passato come fossero state scritte oggi, con sonorità che talvolta sembrano scardinare il palcoscenico per quanta energia esprimono, aiutate in questo da una registrazione di assoluta pienezza dinamica. Imperdibile.


Coro della Cappella Sistina e Massimo Palombella, Palestrina, Missa papae Marcelli (Dg)

Meravigliosa registrazione di uno dei capolavori assoluti di tutta la storia della musica. La messa che Giovanni Pierluigi da Palestrina scrisse nel 1562 è infatti una delle pagine più splendenti del firmamento musicale, modello inarrivabile di perfezione compositiva e scrittura polifonica. I suoi intrecci delle parti richiedono una vocalità particolare per rendere appieno tutte le sfumature del testo e la bellezza degli incontri tra le diverse linee: il coro della Cappella Sistina (in cui militò lo stesso Palestrina secoli fa) riesce a rendere come nessun altro questa musica, talmente bella da rendere impossibile la descrizione a parole. La direzione musicale di Massimo Palombella è un modello di sobrietà e musicalità. Senza mai trascendere in sonorità inutilmente magniloquenti, riesce a esprimere tutto il calore e l’umanità che Palestrina ha trasfuso nei pentagrammi. Oltre alla celebre messa, il disco contiene altri gioielli di raro ascolto, come i mottetti Tu est pastor ovium, Jubilate Deo e Confirma hoc, Deus, che appaiono oggi tra le vette creative del genio di Palestrina. Non si può raccomandare abbastanza l’ascolto di questa musica.