16 febbraio 2021 13:44

È la tendenza di un certo cinema provare a scolpire il tempo, seguendo i personaggi negli anni; sono visioni in cui la finzione collassa nel documentario. Era così per Boyhood di Richard Linklater, per Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno. I corpi crescevano, e noi intuivamo i sogni dei protagonisti per come ci venivano raccontati. Il cinema questo fa. La musica, invece, oltre a raccontare l’evoluzione dei sogni, ne registra proprio il suono. Un sogno di Maila, il nuovo disco di Amerigo Verardi, è un concept album che parte da questa intuizione: seguire un personaggio femminile attraverso L’idea di una bambina, Un’incredibile estate e Gioco con i maschi, gioco con le femmine, episodi che rappresentano soglie narrative nella formazione di una coscienza.


O meglio, di un’incoscienza: i suoni del disco, trasognati e psichedelici, puntano allo sconfinamento tra l’esperienza sensibile e sovrasensibile, alternando melodie fiabesche e dai motivi infantili e adolescenziali con alcuni retro-suoni, un bisbiglio di fondo o degli intermezzi che infrangono l’idea del racconto lineare e “realista” della vita di Maila. Una vita in cui episodi scanzonati come Aiuto, che riportano agli anni novanta, si integrano con Maila mantra, brano seducente che avvia l’immersione nella natura volatile e magnetica della ragazza. Come personaggio, fa pensare un po’ all’ultimo racconto di Chiamate telefoniche di Roberto Bolaño, Vita di Anne Moore, un manifesto per chiunque voglia sentire il ritmo di una donna che cambia.

Questo articolo è uscito sul numero 1396 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati