15 maggio 2020 11:54

Venerdì scorso, l’8 maggio, il tempo era bello in tutta Italia, con temperature al di sopra della media. Era anche l’ultima giornata di lavoro della prima settimana della fase due. Per provare a capire cosa succede davvero intorno a noi, in questo momento di passaggio e dopo due mesi di chiusura, abbiamo deciso di documentare ventiquattr’ore in Italia attraverso le voci e i punti di vista di persone molto diverse tra loro.

Quaranta giornalisti, scrittrici e fotografi hanno incontrato, da Gradisca d’Isonzo in Friuli-Venezia Giulia a Palermo in Sicilia, edicolanti, autotrasportatori, imprenditori, pusher, insegnanti, anziani, libraie, sportivi, bambini, medici e malati, disoccupati, operaie, migranti, preti, musicisti e tantissime altre persone. Sono più di settanta. Con loro abbiamo parlato al telefono, in video e, nella gran parte dei casi, li abbiamo raggiunti sul posto, ovviamente con le dovute precauzioni: guanti, mascherine e distanza di sicurezza. Sul sito di Internazionale, oltre all’articolo uscito sul settimanale, ci sono più foto, i video girati dagli stessi fotografi nel corso della giornata e i suoni registrati mentre avvenivano alcuni incontri.

Il risultato finale è un grande mosaico, dove ogni tessera fornisce uno spunto, e tutte insieme restituiscono un’immagine che speriamo sia il più possibile completa e al tempo stesso sfaccettata. A voler cercare un senso generale, o meglio i diversi fili rossi che legano le storie, si notano innanzitutto le preoccupazioni e le ansie per il futuro: il lavoro che manca, i servizi che si sono fermati, la salute, la paura che i contagi possano ricominciare. Ma ci sono anche segnali di speranza, la volontà di resistere, il tentativo di inventare nuovi modi di stare insieme. Ci piacerebbe, infine, che questi frammenti di vita riuscissero ad avvicinare, a mettere in contatto: le persone raccontate e chi avrà la pazienza di leggere le loro storie.

Questo articolo è uscito sul numero 1358 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati